GUIDO OLIVERO - Sono leggero come una piuma, peso circa 20 grammi e sono lungo come un palmo di mano di un bimbo. Quando sono in volo sembro un piccolo aquilone per via del colore bianco-arancio. Ma avete capito chi sono. No? Ma non è possibile e allora vi do ancora qualche indicazione: mi piacciono da matti gli insetti e vivo prevalentemente nel bosco. Ah! Ora l'avete capito sono un pettirosso. Adesso vi racconto la mia storia.
In casa, cioè nel nido eravamo in tre. Io, una sorella e un fratello. I miei genitori erano meravigliosi ed in particolar modo premurosi. Non ci han mai fatto mancare nulla. Vermi, semi, e poi anche le ciliege rinsecchite, buonissime. Così abbiam vissuto da nababbi per circa un mese e poi via ognuno per sé e il bosco per tutti.
Io mi sono sistemato nel boschetto di larici e la mia casa estiva l'ho trovata in un tronco di un grande larice, con una chioma enorme. Lì trascorro le mie giornate dalla primavera sino all'autunno inoltrato. Casa comoda, piena di soffici foglioline appuntite sulle quali mi faccio delle lunghe dormite, in particolare nelle giornate di pioggia.
Con il bel tempo vado in giro, o meglio volo dal larice ad una vecchia e storta betulla che per me è una sorta di osteria dove nel tronco trovo un sacco di cose buone; vermi, larve e anche delle formiche molto gustose. Devo confessarvi che vado pazzo per le formiche e non riesco proprio a capire come mai i miei amici pettirossi le disdegnano anzi mi dicono che non riescono a digerirle e che anche il loro piumaggio cambia colore dall'arancio al rosso vivace.
Ogni tanto faccio voli anche più lunghi e mi porto in riva ad un laghetto dove, sbirciando l'acqua da sopra un grande masso, vedo un sacco di pesci. Da quel masso ho anche la possibilità di specchiarmi nell'acqua e devo dirvi che ogni tanto mi faccio i complimenti da solo perché le mie piume sono veramente belle infatti ogni tanto qualche "pettirossa" si innamora perdutamente di me. Tutte queste cose mi rendono davvero felice.
A parte lo specchiarmi devo anche dirvi che la spiaggetta del lago è un po' melmosa e tutte le volte che volo lì non posso non farmi un sostanzioso spuntino. Dopo torno al grande larice e volo su in cima, o meglio sulla punta e mi metto a cantare. Ogni tanto, quando canto, passa qualcuno lì di sotto, si ferma e se è in compagnia sento che parla bene di me anche se tutte le volte mi confonde con l'usignolo che è manco un mio lontano parente.
Arrivato l'autunno, ai primi venti gelidi che soffiano di solito sempre molto forte lascio la mia solida casa estiva e scendo in un piccolo paesino arroccato su una sorta di sperone. Lì tutti gli anni cambio casa e la scelgo in posti ben soleggiati, anche se in inverno il sole in quel luogo si vede poco.
L'anno scorso ho scelto una siepe di bosso molto compatta attorno ad un giardino di una casa tutta in pietra. Casa molto viva con diversi bimbi davvero vispi che quando mi vedevano urlavano e mi rincorrevano. Io ci giocavo, facendo piccoli saltelli, e loro pensavano di prendermi ma, ovviamente, non ci riuscivano. Non lo facevo con cattiveria ma solo per non farmi arruffare le piume e poi essendo così piccolo la prudenza era d'obbligo.
Devo dirvi che però vicino a quella bella festa che gli umani chiamano Natale i bimbi di quella casa sono stati meravigliosi. La notte prima della festa nel posto dove di solito mi vedevano han portato delle briciole di pane davvero buone anche dolci e mentre me le gustavo sentivo da lontano il loro vociare e, anche se non comprendo bene la loro lingua, mi era parso di sentire Buon Natale a tutti e anche agli uccellini che han preso casa nella nostra siepe in fondo al prato.
Pensando a quei bei momenti che ho vissuto l'anno scorso quasi quasi anche quest'anno prenderò casa in quella siepe sperando che nonostante tutto anche quest'anno quando loro festeggeranno il Natale si ricordino di me.
Guido Olivero
(Foto tratta dall'articolo)








