GUIDO OLIVERO - Sono nata in alto, a circa venti metri da terra. Mio padre, detto Garun, è di corporatura robusta con braccia lunghe e robuste. Ha tante figlie che s'assomigliano tantissimo e hanno tutte quante lo stesso nome: foglie. Le dimensioni son più o meno uguali anche se alcune mie sorelle da sempre mi ripetono che essendo nata così in alto sono molto fortunata perché secondo loro corro meno pericoli. Più in basso rischi, secondo loro, di essere mangiata dai tanti animali che soprattutto di notte corrono vicino alla gamba di nostro padre.

Forse non hanno tutti i torti però devo confessarvi che vivere così in alto comporta anche parecchi rischi che tento ora di spiegarveli. Per me il più grande rischio che corro è quando soffia il vento. Nonostante il robusto braccio di papà io mi sento sballottata di qua e di là e vi assicuro che non è proprio una bella esperienza e non vi nascondo che la mia paura è sempre tanta.

Anche i forti temporali mi spaventano e poi le saette e i fulmini tutte cose che mi fanno tremare, d'altronde sono una foglia. La paura passa invece quando c'è quella leggera brezza mattutina nelle luminose giornate d'estate. É meraviglioso la mattina farsi svegliare da quelle carezze del vento e poi piano piano quando il sole comincia a scaldare stirarsi lentamente sotto quel tepore.

Peccato che la vita per noi foglie scorre troppo veloce e in batter d'occhio ti trovi vecchia e stanca appesa al robusto braccio di papà. Ma anche in quella situazione, come dice papà, devi comportanti da foglia coraggiosa e cercare di rimanere in vita al più a lungo possibile. Nostro padre ci dice sempre che con un po' di fortuna si può campare fino a Natale.

Secondo lui non basta la fortuna, bisogna anche volerlo nel senso di essere determinate e attente a scampare i pericoli, in particolar modo in autunno. Lui ci dice che comunque siamo per certi aspetti più fortunate perché al giorno d'oggi i grandi capi a due gambe non vengono più con lunghe pertiche a pretendere i frutti del lavoro di nostro padre.

E le pertiche secondo nostro padre facevano veramente male non solo alle braccia di nostro padre ma anche a noi foglie sue figlie. Essendo nostro padre un vecchio saggio ci ricorda anche che se quel pericolo oggi non c'è più, forse ne è arrivato un altro più grave che è quello che le stagioni sono impazzite e si passa dal gran caldo a venti forti e freddi intensi e quell'aiuto provvidenziale ch'era la neve è diventato raro.

Sentir narrare nostro padre è sempre qualcosa di molto bello e quando lui parla sia io che le mie sorelle stiamo ferme, immobili. Come dicono gli umani non si muove foglia.

Cercando di mettere in pratica tutti i consigli che mio padre mi ha dato ho superato abbastanza bene, nonostante il vento l'autunno ed ora il mio sogno è quello di arrivare a Natale. Mancano oramai poche settimane a Natale e tantissime mie sorelle sono volate via.

Io son sempre li, vecchia e un po' ingiallita legata al braccio di mio padre. Ogni tanto si posa sulla mia gambetta un piccolo uccellino che più che tenermi compagnia mi spaventa non poco anche perché ho una paura matta di staccarmi dal mio babbo.

Nonostante ciò son convinta di farcela di arrivare alla vigilia di Natale e in quella notte magica sarò felice di staccarmi da mio padre e volteggiando nel vento come han fatto molte mie sorelle scendere lentamente ai piedi di mio padre dicendogli grazie ed augurandogli ancora tanti bei Natali.

Guido Olivero