GUIDO OLIVERO - Di statura sono basso e piuttosto largo e vivo in alta montagna. Non distante da me vive un vecchio larice che ha solo più un braccio. L'altro glielo ha tranciato di netto un fulmine.

Quando l'ha perso io non ero ancora nato ma si narra che urlò per diversi giorni il suo dolore, e nella valle spaventò animali e uomini. Ora, viva madre natura, sta bene ma i rischi ed i pericoli in alta montagna non mancano sia nella bella stagione e sia in inverno.

Io, al momento, non mi posso lamentare anche se come per il larice i pericoli son sempre dietro i massi. In questi ultimi anni non nevica più tanto ma il freddo è molto più intenso di quando c'era la neve che a me, essendo basso di statura, non dava nessun fastidio.

Poi in estate il caldo da un po' di tempo mi fa patire le pene dell'inferno ed in particolare la sete. Patir la sete è veramente brutta cosa, nonostante che sia un ginepro.

La mia vita quindi è abbastanza tranquilla, salvo quando vengono a staccarmi le bacche per farne non so che cosa. In quei giorni ti senti addosso tante mani e alcune ti fanno venire i brividi.

L'unica consolazione è che mi tolgono un po' di peso e poi li sento questi signori sempre così felici e questo mi fa piacere. Qualcuno mi fa anche i complimenti dicendo che son veramente un bel ginepro e ogni tanto qualcuno si lamenta anche per il fatto che li pungo.

Ma che colpa posso avere se non fanno attenzione a dove mettono le loro mani. Insomma non vorrei pungerli ma se sono sbadati ben gli sta la puntura.

Il periodo più pericoloso per me è da qualche tempo quello del fine anno, quando sento uomini che con passo pesante e armati di particolari attrezzi vanno a caccia di alberelli per portarseli via per festeggiare una ricorrenza che loro chiamano Natale.

L'anno scorso l'ho scampata bella. Era un pomeriggio di metà dicembre, una giornata di poco sole con un vento abbastanza freddo. Ho sentito dei passi che si avvicinavano e dai vari timbri di voce forse erano tre o quattro uomini che volevano portarsi via qualche mio collega pino.

Ma quel giorno uno di loro mi toccò con una certa forza. Prese un mio ramo e lo sollevò in alto. Mai così in alto ero stato sollevato e cominciò a fare tutta una serie di commenti sulla mia bellezza.

Si rivolse verso gli altri uomini dicendo che anziché prendere il solito pino per il Natale voleva quell'anno cambiare e prendersi un bel ginepro, com'ero io, per abbellirlo e far contenti i suoi bimbi.

La paura mi prese ed una sorta di tristezza attraversò tutti i miei rami. Anche le foglioline aguzze se ne resero conto e molte di loro si lasciarono cadere a terra.

Mi sentivo spacciato anche se forse per me poteva essere una fine gloriosa, cioè finire magari in una bella casetta tutto inghirlandato e sentirsi per qualche giorno apprezzato e coccolato da tutta quella gente di grandi e piccini. E poi da lì a pochi giorni finire magari per sempre abbandonato chissà dove.

Non so per quale motivo ma ad un certo punto sentii che quell'uomo mollo la presa e mi ritrovai a terra. Sentii qualche parola che non compresi e subito dopo capii che quegli uomini si stavano allontanando forse interessati a qualche cos'altro.

La mia felicità toccò il cielo. Quel cielo azzurrino che in quel giorno non lontano dal Natale mi aveva salvato la vita.

Quest'anno siamo di nuovo vicino al Natale e quegli uomini non li ho più sentiti e quindi per me sarà un bellissimo Natale, nonostante il freddo ed un po' di neve che mi trovo sul naso.

Spero che anche il vostro lo sia e che anche voi proviate quella semplice felicità che un basso e largo ginepro prova a duemila metri d'altezza a continuare a vivere nonostante tutto".

Guido Olivero 

(Foto d'Archivio Cuneocronaca.it)