SAVINO ROGGIA - "Pinocchio, riuniamo il disperso". Il film di Matteo Garrone. Sono, siamo in fibrillazione per vederlo. Il Cuneese è coinvolto. Dopo i disegni di A. Mussino trasformati in murales, i Murales di Vernante, ha visto nel 2012 e nel 2018 le presentazioni di "Pinocchio ritrovato" e "Pinocchio senza naso", due saggi da me scritti, sulla lettura alta di Pinocchio. Sarà un caso, ma anche la Fondazione Nazionale Carlo Collodi e l’Associazione culturale Pinocchio di Carlo Lorenzini, finalmente, danno segni di guardare lontano, di portare "Le Avventure di Pinocchio" a scuola.

Altezze che in 136 anni sono sfuggite al pennello del pittore, alla voce dell’oratore, alla penna dello scrittore, alle luci della ribalta del teatro, del cinema e della televisione. Il vomero del chi è, del cosa voglia fare da grande il burattino mai è andato oltre la superficie. In attesa dell’ultima di Garrone, quindi, mettiamo il naso - non quello lungo - negli slogan e nei commenti di quanti tengono caldo l’evento.

La brava giornalista della Stampa Fulvia Caprara definisce la favola "spinosa". Perché spinosa? Un fico d’India è buono, disseta e nutre se lo si conosce, diversamente porterà all’inedia quindi a morte causa dolorosa masticazione, a prescindere che l’affamato si chiami Steven Spielberg, Stanley Kubrick o Benito Benigni. Leggere la favola di Pinocchio senza conoscerne l’alfabeto è una perdita di tempo per il bambino e per l’adulto. La giornalista forse non ha compreso appieno che la trama è dispersa, quindi da riunire al pari della verità, e che il contenuto non è punitivo: insegna a distinguere il giusto dal falso e il vero dalla bugia per immunizzare il lettore dalla dipendenza, dalle dipendenze.

Il grillo parlante inascoltato, anzi martellato, ci sta eccome. Pinocchio, riconosciutosi burattino in una società montata alla rovescia, desidera cambiare e non potrà mai farlo se prima non farà i conti con la sua coscienza rifacendosela dopo aver ucciso il suo passato per lasciar posto al nuovo, alla nuova vita. La fata turchina è nella dinamica del viaggiatore depotenziarsi. Man mano che il burattino di legno si umanizza ha meno bisogno del porto, della sicurezza della culla, del ventre materno.

Carmelo Bene? Lo apprezzo, perché è pugliese come me: Pinocchio non è nè italiano, nè francese, nè canadese... è l’uomo ideale, universale, che a maturazione trasmuterà se stesso per cambiare il mondo. Quindi, c’è bisogno di Pinocchio: ben vengano quanti aiuteranno a diffonderne trama e ordito.

Savino Roggia

(Nella foto: l'installazione che si trova all'ingresso nord di Vernante, progettata dall'architetto di Cuneo Michele Nasetta)