ELISA AUDINO - La suddivisione tra un utilizzo del digitale professionale sul luogo di lavoro e uno quasi esclusivamente ludico in quello domestico e famigliare è diventata così permeabile da richiedere a qualsiasi utente una connessione veloce, stabile e leggera. Da un lato la pandemia ci ha resi schiavi del digitale, dall'altro è evidente che non torneremo mai più analogici.

I ragazzi e la scuola sono diventati d'un tratto abili internauti. Ogni istituto, dall'asilo in avanti, ha un'agenda digitale e applicazioni che vengono utilizzate come supporto alle lezioni, anche quando svolte in presenza, così come la scoperta dello smart working, che non riguarda certo tutte le categorie lavorative, se si ridurrà non verrà del tutto abbandonata.

Si passerà probabilmente ad un'alternanza casa lavoro o comunque a riservare all'ambiente domestico un fattore di flessibilità lavorativa. Poi ci sono gli sportelli bancari virtuali, l'Inps on-line, lo Spid! E le aziende, che il digitale già lo usavano in abbondanza, ma ne hanno aumentato il peso.

Se la connessione, però, è un dato di fatto, è bene ammettere che la sua erogazione è diventata un servizio essenziale. Se un servizio è essenziale ne devono poter usufruire tutti i cittadini, ferme restando le sempre necessarie tutele paesaggistiche e sanitarie. Ma è così?

La realtà è un po' diversa. Le periferie montane sperimentano da sempre su di sé cosa significa legare un servizio ai numeri, al concetto cioè che un servizio debba essere tanto più funzionale ed efficiente quanto più sono gli utenti che ne usufruiscono. Partendo dai trasporti, dai servizi sanitari territoriali, alla scuola, all'assistenza all'infanzia, fino alla semplice presenza di una banca o di un benzinaio.

Per i servizi digitali la questione non cambia. Se è evidente che esistono delle difficoltà ambientali, come una montagna che interrompe il segnale di un'antenna, è altrettanto evidente che un servizio essenziale rimane essenziale per definizione. E che ogni utente deve avere lo stesso diritto ad usufruirne rispetto a un qualsiasi altro, a meno che non si stabilisca che il suo servizio non può che essere di qualità inferiore e allora avrà diritto quanto meno a uno sconto o a delle compensazioni - il che vuole essere una provocazione, è chiaro.

La città, con i suoi numeri, è parsa scoppiare, persone, merci, cose, e in questi mesi abbiamo assistito tutti a una crescente nostalgia, forse fine a se stessa, per i piccoli numeri, per l'ampiezza di spazi visivi e fisici di cui certo la montagna abbonda. Ma la nostalgia rimane stantia se si riduce a una massa di persone che si spostano in base al cambio di colore della propria zona in cerca di quello che non possono avere. La montagna è una risorsa umana, oltre che ambientale, cioè in grado di migliorare la qualità della vita? Umana, nel senso di spazio umano, di recupero dei tempi anche? Se è così allora bisogna poterci vivere, bisogna poterci lavorare e studiare.

Se lo smart working può ridurre gli spostamenti e, magari, attrarre stabilmente dei residenti e risolvere uno dei punti dolenti, lo spopolamento, deve potersi svolgere con la stessa facilità incontrata da un qualsiasi altro utente in un centro urbano. Allo stato attuale, invece, in certi casi non si può svolgere, in altri lo si può fare a seconda del giorno o dell'ora, in altri a seconda della frazione in cui si abita o del meteo giornaliero. Per la dad non è stato così diverso.

Insomma, se riconosciamo la connessione una necessità e un elemento utile alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e alla riduzione degli spostamenti e del traffico, allora non dobbiamo farla diventare un fattore discriminante, aggravando le differenze tra chi è già precario e chi è già smart.

Si parlerà di questo nel dibattito online proposto dalla sezione Pd della Valle Po, martedì 12 gennaio, alle 21, a cui si potrà accedere gratuitamente e liberamente cliccando QUI.

Elisa Audino 

A moderare l'incontro Umberto Borsetti, referente Pd della Valle Po, interverranno: Emidio Meirone, presidente Unione Comuni del Monviso, Paolo Furia, segretario regionale Pd, Marco Bussone, presidente nazionale Uncem, Roberto Colombero, presidente regionale Uncem, Silvia Rovere, sindaca di Ostana, Elisa Barra, insegnante, Marco Perosino, funzionario Regione Piemonte, e Elisa Audino, applicativa informatica.