CUNEO CRONACA - "Sabato 27 novembre, dopo quasi dodici anni dall’ultimo passaggio, un treno solcherà i binari tra Alba e Neive, in provincia di Cuneo: un evento che richiamerà molte persone, tanto che non è stato possibile soddisfare tutte le numerose richieste di partecipazione al viaggio organizzato dalla Fondazione delle Ferrovie dello Stato. Limitandosi ad una lettura superficiale, questo treno turistico s’inserisce quale elemento di un insieme, ormai, diventato piuttosto ricco, ma, spingendosi oltre con l’analisi, si possono fare alcune considerazioni per nulla trascurabili. (Leggi anche QUI)

Il territorio che spazia tra Langhe, Monferrato e Roero, tutelato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Istruzione, le Scienze e la Cultura (Unesco), uno dei tanti gioielli del nostro bel Paese, è, per sua natura, geologicamente instabile e, complice la (volutamente?) carente manutenzione alle infrastrutture, questa instabilità ha fatto sì che s’interrompesse la maggior parte dei collegamenti in un esagono centrato su Asti: nella fattispecie, tre gallerie hanno impedito il passaggio tra Chivasso ed Asti (Brozolo), tra la Città del Palio e Casale Monferrato (Ozzano), tra Alba e Neive, il che impedisce o, meglio, impediva di collegare il Piemonte occidentale non solo con due capoluoghi di provincia nella stessa regione come Asti ed Alessandria, ma anche con la Valle Padana da una parte e con Genova dall’altra.

Lunghi anni di battaglie da parte della popolazione locale, che, a dispetto di quanto molti vorrebbero far credere, non ha mai accettato di vedere sospeso l’esercizio ferroviario su circa un terzo della rete piemontese, sono servite a poco o nulla, anche perché, dai Palazzi della Regione giungevano notizie rivelatesi poi false, quando non francamente tendenziose, al solo scopo di mettere a tacere le proteste che venivano, almeno a parole, riconosciute come legittime, ma alle quali non si poteva dare corso, stanti gli esigui fondi ed una cifra per l’esecuzione dei lavori di manutenzione, nel corso del tempo, via via lievitata nella sua (errata) stima, con l’intento di stroncare quelle che erano, poi, liquidate come velleità ed il trasporto ferroviario considerato un lusso, anziché cardine del trasporto terrestre.

Fortunatamente, sulla scia di quanto già avvenuto tra Neive ed Asti e di quanto sta avvenendo tra Brozolo e Chivasso, per limitare l’analisi alle nostre terre, la Fondazione delle Ferrovie dello Stato si è occupata di rendere nuovamente agibile la tratta compresa tra Alba e Neive, sia pure a finalità turistiche, ma, comunque, aprendo la strada anche all’esercizio ordinario. Questo significa restituire alla provincia Granda il suo sbocco ferroviario da parte Nord orientale, con il non trascurabile esito di poter collegare Cuneo, Asti ed, auspicabilmente, in futuro, anche Casale Monferrato e stazioni successive, nonché con Nizza Monferrato e, come desiderabile, Cantalupo, Alessandria e tutte le località raggiungibili da quel nodo.

Come si può facilmente osservare, circa nove kilometri e mezzo, che però pesano moltissimo. Infatti, questo significa riaprire la possibilità di collegare Cuneo e la sua provincia, attraverso Alba, non solo con Asti o con Nizza Monferrato, ma anche con Alessandria (al momento, via Asti, in futuro via Nizza Monferrato – Cantalupo, più breve) e, soprattutto Piacenza, dove è presente un’interconnessione con il sistema ad alta velocità: così facendo, si potrebbe collegare la Granda con Bologna, Firenze e Roma senza dover allungare il viaggio, per di più passando per due grossi nodi come quelli di Torino e di Milano. Va da sé che, essendo i mezzi aventi circolabilità sulle linee superveloci a trazione elettrica, occorra elettrificare l’intero percorso: un’operazione che richiederebbe lavori alquanto indaginosi solamente nella tratta appena restituita alla percorribilità, ma che non presenta alcun problema altrove, anzi, potrebbe essere l’occasione per restituire a nuova vita la sottostazione elettrica di Narzole, posta sulla mai troppo rimpianta tratta Ceva – Bra, porzione meridionale della Ceva – Carmagnola, vittima non già o, almeno, non solo dell’alluvione del 1994, ma anche e soprattutto della losca dispersione dei fondi appositamente stanziati per il suo ripristino.

Tuttavia, da Narzole a Bra, la linea, seppur eserciti in regime di raccordo e diselettrificata, è percorribile e potrebbe ritornare con poca fatica alla piena funzionalità, con il vantaggio di poter alimentare anche la tratta compresa tra Bra e Cavallermaggiore, essendo la distanza tra quest’ultima e Narzole di poco superiore a 26 kilometri e, di riflesso, si  potrebbe eliminare il traffico automobilistico correlato con le varie manifestazioni che si svolgono a Cherasco ed a Narzole, località che, oltretutto, ben si avvantaggerebbero della combinazione tra la ferrovia ed un sistema ettometrico d’arroccamento, sia esso funicolare terrestre od aereo inclinato oppure ascensore classico verticale con percorso orizzontale protetto d’avvicinamento.

Un’altra operazione di tanta resa e poca spesa sarebbe il ripristino del bivio Savigliano, a suo tempo, costruito per impieghi soprattutto militari, allo scopo di evitare l’inversione di marcia a Cavallermaggiore, allorquando, da Savigliano e stazioni precedenti, si debba raggiungere Bra od una stazione successiva. Non dobbiamo nemmeno dimenticare, specie con le elettrificazioni anzidette, la possibilità di collegare la Provincia di Cuneo con Genova e con la Riviera Ligure, attraverso Nizza Monferrato e, da lì, la linea del Turchino, che tocca Acqui Terme ed Ovada: un viaggio ferroviario veramente di prim’ordine, che gratificherebbe i numerosi turisti, anche in concomitanza con la varie fiere, nel corso dell’anno, programmate ad Alba.

Finora, abbiamo descritto un ampio ventaglio di possibilità, adoperando l’esistente ed eseguendo alcuni minimi lavori supplementari, ma, adesso, corre l’obbligo di allargare il nostro orizzonte, considerando quanto meno la rete della provincia Granda per estensione, però, da troppi anni, relegata nel classico angolino defilato. Nella seconda immagine è visualizzata la rete ferroviaria della provincia di Cuneo: i nodi periferici hanno cornice gialla, quelli interni, cornice di colore arancio; le tratte aperte all’esercizio ordinario sono rappresentate in colore verde, quelle chiuse all’esercizio ordinario, ma riapribili, anche a fronte di lavori, non di ricostruzione, in colore rosso, a tratto continuo, le tratte dismesse, che comportano importanti lavori o ricostruzione integrale, in colore rosso a tratto discontinuo, gli sviluppi ragionevolmente possibili in colore bianco a tratto discontinuo; le stazioni dismesse sono rappresentate con la denominazione e con la cornice di colore nero.

Si deve altresì osservare che, nella Provincia, non è compresa nessuna linea di grande comunicazione, anzi, le linee, un tempo, di grande comunicazione, Savona-Torino e Fossano-Limone (-Breil-Ventimiglia/Nice), ora, sono considerate complementari, ai sensi del Decreto 43/2000, seppur funzionanti. Notiamo subito come la saggia lungimiranza dei nostri predecessori abbia previsto ben tre itinerari grossolanamente disposti lungo tre meridiani, anzi, a rigore, tendenti a convergere nella loro estremità settentrionale: Limone-Moretta, Mondovì-Racconigi e Ceva-Sommariva, citando le località facenti parte della provincia ed un altro, nominato con lo stesso criterio Moretta-Neive disposto quasi lungo un parallelo e facente parte di un corridoio Padano medio, che, attraverso Nizza Monferrato, Alessandria, Pavia, Cremona e Mantova, raggiunge Monselice.

Purtroppo, la maggior parte dei binari costituenti questi itinerari non è percorribile perché lasciata all’incuria del tempo o, peggio, quei binari sono stati eradicati in nome di qualche velleità spacciata come progresso, per favorire il trasporto su gomma, con tutti gli svantaggi ecologici, economici, ambientali, di sicurezza e scomodità che si porta dietro.

Tuttavia, sul percorso pedemontano occidentale, tra Airasca e Cuneo, qualcuno, da anni, troppi anni, favoleggia la costruzione di un’autostrada, mettendo in evidenza un già di per sé manifesto ossimoro derivante dalla chiusura della linea adducendo motivi di scarso traffico e la costruzione dell’autostrada per smaltire, a sua volta, del traffico.

Analoghe considerazioni possono essere tratte a riguardo della mobilità nella parte meridionale della provincia: l’alta valle del Tanaro, areale d’indiscutibile valore naturalistico e, quindi, meta turistica, ma anche abitata da una popolazione che ha le proprie esigenze di mobilità verso le città più grandi ed il suo capoluogo ha dovuto vedere sua ferrovia dapprima privata dell’elettrificazione trifase nel 1973, senza che questa fosse convertita a corrente continua, poi chiusa all’esercizio commerciale ed, infine, percorsa da pochi convogli turistici, troppo rari, ancorché incontrino notevole successo di pubblico; l’altra linea facente parte dello stesso bacino, la Mondovì-Cuneo, assoggettata ad importanti lavori per rimediare ai danni degli agenti atmosferici, dal 2012, giace in colpevole abbandono e così, da Ormea e Garessio è impossibile raggiungere Mondovì e Cuneo.

È superfluo osservare che l’itinerario Ormea-Ceva-Mondovì-Cuneo debba essere assolutamente valorizzato di per sé, considerando che non comporta alcuna inversione di marcia, essendo il nodo di Mondovì l’unico di tutta la linea Savona-Torino ad avere una diramazione non orientata in direzione del capoluogo sotto la Mole, ma anche come sistema per l’accesso da Savona e dal medio Ponente Ligure all’alta Val Tanaro da una parte ed alla zona delle Alpi Marittime occidentali dall’altra. Scandalosa, inoltre, la chiusura della tratta Bastia Mondovì-Mondovì Breo-Mondovì (Altipiano), sulla quale cadde la scure nello stesso anno 1986 in cui infausta sorte toccò alla Airasca-Moretta-Saluzzo, frequentatissima ed ora autosostituita con mezzi che viaggiano vuoti, mentre la linea lungo il corso inferiore dell’Ellero, ha elevata valenza metropolitana, tanto per il suo ruolo di collegamento della stazione principale Monregalese con il quartiere dov’è situato il Palazzo del Comune e la partenza della funicolare per il centro storico di Piazza, quanto per servire i centri commerciali della zona di Carassone.

L’unica linea che potrebbe lavorare senza problemi o quasi, paassante sotto il colle di Tenda, tratta che, da Cuneo, conduce verso Nice Ville e Ventimiglia, è marcatamente sottoutilizzata, malgrado la connotazione di linea internazionale ed il suo rivestire il ruolo di unica via di comunicazione praticabile, a seguito di una recente quanto devastante alluvione: da Palazzo Lascaris, le opposizioni, more solito servato, non mancano, lasciando un areale abbandonato a sé stesso e costringendo i suoi abitanti anche a mettere a repentaglio la loro incolumità per viaggiare in autovettura su strade ridotte a carrozzabili di fortuna".

Roberto Borri, dalla provincia di Alessandria