ALDO A. MOLA - Il centenario della nascita del V governo presieduto da Giovanni Giolitti (16 giugno 1920-14 luglio 1921) è passato nel silenzio generale, anche da parte della Provincia di Cuneo, il cui Consiglio lo Statista presiedette per vent'anni (1905-1925).

 

Nel corso del suo ultimo governo Giolitti mirò a risanare la finanza pubblica con la riduzione dello spaventoso debito pubblico (da 13 a oltre 90 miliardi) generato dello sconsiderato intervento in guerra; rivalutare la moneta; eliminare gli sprechi, anche con la riduzione di “uffici” inutili; stanare la speculazione finanziaria e l'evasione fiscale imponendo la nominatività dei titoli azionari. Puntò infine a restaurare la serietà della Scuola con Benedetto Croce alla Pubblica istruzione e a trasferire dalla Corona al Parlamento il potere di dichiarare guerra.

 

Purtroppo la Camera, eletta con il riparto dei seggi in proporzione ai voti ottenuti dai partiti, era frantumata in undici gruppi spesso litigiosi e inconcludenti.

 

L'eroico sforzo del sommo Statista italiano si esaurì in un anno.

 

Al governo Giolitti chiamò i cuneesi Camillo Peano, ministro dei Lavori pubblici; Marco di Saluzzo, sottosegretario agli Esteri; Giovanni Battista Bertone (cattolico), sottosegretario al Tesoro, e Marcello Soleri, incaricato di abolire il prezzo politico del pane, disastroso per l'erario.

 

Giolitti fu l'ultimo cuneese asceso alla guida del Governo:cent'anni orsono. Merita memoria.

 

Aldo A. Mola