PIERCARLO BARALE - Ho insegnato diritto per parecchi anni, prima di esercitare a tempo pieno l’attività forense. Mia figlia Donatella insegna diritto da una ventina d’anni, ma non ha inteso seguirmi nell’avvocatura. Vivo con lei e con la nipote Henrietta sulla collina buschese, dove siamo confinati. Confino fortunato per l’ampiezza del sito e la bellezza dei luoghi. Ho quindi la possibilità di valutare l’incidenza delle novità introdotte forzatamente - causa virus - sulle modalità di insegnamento e di apprendimento. Mentre scrivo, mia figlia ha in corso una lezione di un’ora, che sarà seguita da altre due. La nipote, dopo due lezioni, sarà impegnata con una interrogazione di storia dell’arte. Frequenta la terza liceo classico. Ha svolto, nei giorni scorsi, una attenta attività di studio e di ricerca per ben riuscire. Mia figlia ha notato un interesse rilevante da parte degli allievi ed ha pure evitato la sgradita funzione - nelle prime classi - di diligente e attenta osservatrice di eventuali litigi o comportamenti non propriamente educati, soprattutto negli intervalli.

Con la scuola "tradizionale" l’insegnante deve dedicare parte della lezione alla tenuta della disciplina, mentre con l’utilizzo dei mezzi informatici "de remoto", l’attenzione degli studenti è obbligata e perdurante nell’intera lezione. L’insegnante deve preparare con cura quanto dovrà esporre. Le interrogazioni consentiranno ugualmente il rapporto diretto, se pur tramite i mezzi informatici. La festività del Primo maggio, seguita dal sabato non utilizzato per l’insegnamento e dalla domenica, hanno consentito ad Henrietta una pausa dopo settimane assai intense: lezioni con inizio alle 8:15 e termine, spesso, alle 13. Nei pomeriggi non si può prescindere dall’impegno a sviluppare gli insegnamenti ricevuti. Le interrogazioni si susseguono, anche se non come ai miei tempi, senza preavviso.

Mia figlia è assai soddisfatta dell’innovazione, anche se richiede maggiore impegno per la preparazione delle lezioni e la correzione dei compiti pervenuti ogni giorno. La partecipazione degli allievi è assai aumentata. Anche i più pigri o turbolenti in classe hanno accettato, e non subito, la novità. Per un paio di anni, ogni giorno, ho portato in auto Henrietta al liceo. Sveglia alle 6:30, partenza alle 7:10 per evitare l’intasamento del viadotto Soleri. Alle 8:00 ero già di ritorno, acquistavo il giornale, svolgevo alcuni lavori nella proprietà, leggevo o scrivevo. Milioni di ragazzi, con l’impiego di treni, autobus, vetture private, raggiungevano ogni mattina gli edifici scolastici. Ore perse nel viaggio, lezioni condizionate dall’andamento disciplinare, pasti da consumare - senza troppo entusiasmo per la qualità - in scuola, oppure un panino e via verso casa, non rapidamente raggiungibile, magari in vallata.

Finora, però, non si era concepito un modo diverso di fare scuola. Mi è rimasta impressa l’immagine dello storico Ludovico Antonio Muratori, accucciato sugli scalini di ingresso dell’aula scolastica. I genitori non avevano il denaro per consentirgli la partecipazione e neppure il quotidiano pezzo di legno che ogni allievo doveva portare per la stufa. Ogni mattina si sedeva dietro la porta - ovviamente anche al freddo - ed imparava, sentendo la voce dell’insegnante. Conseguì risultati assai migliori dei fortunati aventi accesso all’aula. Ritengo che l’ipotesi di dividere in due le classi, con tre giorni ciascuna in scuola tradizionale ed altri tre con l’insegnamento "de remoto", sia una intelligente impostazione, dovuta alla ministra Azzolina. Troverà certamente numerose opposizioni, magari strumentali, dalle altre componenti parlamentari - magari anche all’interno della maggioranza.

La nostra politica è fatta "contro" qualunque idea venga espressa da chiunque, fosse anche intelligente, condivisibile e realizzabile con profitto della collettività. L’attuale periodo di prova, non dovuto ad una previsione o sperimentazione, ma solo al virus, ha consentito a tutti di comprendere che la scuola svolta nel modo tradizionale è superata. Le attuali tecnologie consentono di dare attuazione alla proposta Azzolina. Nessun problema per le scuole superiori. Per elementari e medie si notano situazioni difficilmente superabili, non tanto per l’utilizzo dei mezzi informatici - i ragazzi ne sono abilissimi utilizzatori - quanto per la necessaria socialità e per la custodia dei figli nelle rispettive abitazioni. L’alternarsi delle due modalità eviterebbe l’isolamento degli studenti, consentendo la socializzazione e l’insegnamento diretto. Sarebbero drasticamente limitati i trasporti ed il conseguente inquinamento, con le relative spese. Meno pasti e soprattutto meno ore perse dai ragazzi per raggiungere la scuola. Ciò particolarmente nella nostra provincia, dove molti arrivano dalle vallate. Gli insegnanti avranno un impegno diversamente prestato, con maggiore comprensione da parte della collettività, della loro insostituibile attività di fornire istruzione qualificata per formare cittadini preparati ed onesti.

Piercarlo Barale