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Ogni giorno notizie di questo tipo invadono le cronache di ogni città, Cuneo compresa purtroppo. Sicuramente negli ultimi anni l'incidenza della criminalità e degli episodi di violenza è aumentata destando ansia e paura nelle persone che, sottoposte anche al bombardamento dei media, sperimentano queste emozioni in modo amplificato, accompagnate dalla sensazione di essere poco tutelate dalle leggi e dal sistema. C'è il timore di uscire, gli 'altri' diventano tutti potenziali nemici-aggressori, più aumenta la paura più aumenta la tensione e di conseguenza l'aggressività per intimorire chi avesse brutte intenzioni. Tuttavia pochi saprebbero davvero gestire una situazione pericolosa.

 

In generale siamo impreparati ad affrontare un’aggressione e quando questo avviene nella maggior parte dei casi proviamo una paura intensa e totalizzante; spesso la vittima si immobilizza, come paralizzata, davanti all’aggressore, incapace di ogni tipo di reazione. Questo succede perché la paura supera la nostra capacità di reagire, bloccando ogni possibile risposta da parte della vittima e aumentando il rischio di essere sottomessi.


Da un punto di vista fisiologico nel nostro corpo si attivano delle risposte automatiche davanti alla paura e a una situazione di pericolo. Una parte del Sistema Nervoso Autonomo (il Sistema Simpatico) si attiva in modo involontario e provoca nel nostro corpo una serie di reazioni: il cuore batte più velocemente, causando una maggiore irrorazione di sangue ai muscoli di tutto il corpo; la respirazione accelera provocando un aumento di ossigenazione e di attivazione dell’organismo; adrenalina, noradrenalina e cortisolo in circolo provocano maggior lucidità e prontezza fisica e mentale.

 

Queste reazioni configurano quella che è chiamata “risposta di attacco/fuga”, il nostro corpo cioè si prepara a uno scontro o alla fuga per la sopravvivenza. È una risposta primitiva presente in quasi tutte le specie animali. Proprio l’attivazione del sistema di attacco/fuga può portare nel caso di un’aggressione alla salvezza, tramite la lotta o la fuga, oppure alla disfatta, se insorgono il panico e comportamenti disorganizzati. La paura, infatti, può far perdere il controllo e la capacità di valutare la situazione realisticamente per decidere se reagire combattendo o scappando.

 

Da un punto di vista fisiologico, quindi, quando ci accorgiamo che stiamo per essere aggrediti siamo pronti anche a combattere e non solo a fuggire, ma nella realtà dei fatti le cose vanno spesso in modo ben diverso e la paura può bloccare ogni nostra reazione. Si tratta questa di una strategia di adattamento, presente anch'essa negli animali, che coinvolge l’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico: quando abbiamo la percezione di un pericolo eccessivamente minaccioso, si può attivare il sistema di 'freezing', di congelamento, bloccandoci. Si ha la sensazione che quel che succede non sia reale o addirittura di vedere le cose come se fossimo al di fuori del nostro corpo. Queste sono difese dissociative che ci permettono, nel caso che soccombiamo ad un attacco, di sopportare meglio il dolore, fisico e psichico. Essa è una difesa estrema del nostro organismo, che si attiva proprio come ultima risorsa, quando ormai “tutto è perduto”.

 

L'attivazione del sistema di attacco/fuga o di freezing può dipendere da vari fattori, tra i quali per esempio come percepiamo noi stessi rispetto alla situazione: entrano in gioco quindi variabili psicologiche importanti, quali autostima e 'sense of agency'. L’autostima si riferisce a quanto “riteniamo di valere”. Se riteniamo di essere sufficientemente importanti, saremo spinti a cercare di uscire da una situazione pericolosa e salvarci. Con 'sense of agency', letteralmente “senso di agentività”, si fa riferimento a quanto riteniamo di essere efficaci e competenti in un determinato contesto: per esempio una persona abituata all’attività fisica si sentirà più in grado di sostenere una fuga rispetto ad una persona con uno stile di vita sedentario.

 

Quindi se "pensiamo di valere e pensiamo di farcela" sarà probabile che in una situazione pericolosa la paura non ci paralizzi ma diventi una preziosa alleata, causando la suddetta serie di reazioni corporee che ci rendono più reattivi e combattivi. 

 

Esiste un altro aspetto psicologico molto importante che entra in gioco in una situazione di potenziale aggressione: la consapevolezza della situazione ossia la capacità di leggere in modo adeguato il contesto, le intenzioni del potenziale aggressore, le risorse disponibili per fare fronte ad un’eventuale situazione di minaccia e i limiti che l’ambiente pone. Le risorse comprendono sia elementi del contesto (per esempio la presenza di persone nei dintorni, la possibilità di entrare in un locale o di salire su un mezzo pubblico, l’avere vestiti comodi, un cellulare a disposizione, un eventuale oggetto che può essere utilizzato per difesa) sia elementi interni alla persona (preparazione atletica, conoscenza di tecniche di difesa personale, capacità di gestione dello stress e della paura). 

 

Allo stesso modo i vincoli riguardano sia il contesto (assenza di persone in grado di prestare soccorso, presenza di più aggressori, vestiti scomodi o i tacchi, impossibilità di contare su mezzi di comunicazione o armi improvvisate…) sia aspetti della persona (precedenti vittimizzazioni, bassa autostima, incapacità di gestione dello stress, sovrastima delle proprie capacità…). È necessario che la valutazione della situazione sia il più realistica possibile, tenendo conto che la cosa migliore da fare, sempre, è evitare l’aggressione.

 

In questo clima di terrore nascono numerosi corsi di difesa personale, diversi dalle arti marziali tradizionali in quanto più brevi e privi di insegnamenti filosofico-orientali. 

 

Questi corsi tendenzialmente insegnano tecniche semplici ed efficaci per affrontare ed uscire velocemente da situazioni pericolose. Le motivazioni che possono spingere alla frequentazione di un corso di difesa personale sono molteplici: oltre ad acquisire nozioni di pratica sull’autodifesa, vengono appresi l’autocontrollo, necessario se ci si ritrova a dover affrontare situazioni di pericolo, e le conoscenze per prevenire certe situazioni modificando comportamenti inconsci, che possono farci sembrare possibili prede, attraverso l'allenamento e l'addestramento. Questi sono elementi fondamentali perché solo nel momento in cui alcuni gesti, o meglio tecniche, diverranno automatiche sarà possibile agire senza indugiare nel pensiero 'Adesso cosa faccio?'. Inoltre il condizionamento che avviene provando e riprovando le tecniche permette di: imparare a gestire la paura senza farsene travolgere, riuscire a non reagire con eccessiva aggressività o con sprovvedutezza ed ingenuità. È necessario, pertanto, dedicare attenzione alla creazione di una 'forma mentis', ossia un atteggiamento mentale sviluppato da un addestramento specifico che permetta alle persone di monitorare abitualmente, in modo naturale e non ipervigile, il contesto in cui si sta muovendo.

 

Oltretutto teniamo presente che l'essere umano è un’unità psicofisica ossia è fatto di una mente (quindi di pensieri) e di un corpo (perciò di sensazioni e di emozioni le quali sono stati sia mentali che fisiologici). A volte questi due 'sistemi' si influenzano 'dall’alto verso il basso', cioè il pensiero influenza il corpo: ad esempio, se penso di non essere capace e che sicuramente farò una brutta figura, probabilmente la mia performance non sarà al massimo delle mie prestazioni; se mi sento debole e ho una scarsa autostima, l’essere agile e muscoloso non sarà sufficiente per vincere uno scontro; altre volte, invece, si influenzano 'dal basso verso l’alto', ossia il corpo  influenza il pensiero: se mi alleno ogni giorno e vado a correre, quando mi troverò in una situazione di pericolo avrò probabilmente maggiore fiducia nelle mie capacità e possibilità di fuga; allo stesso modo, se frequento un corso di difesa personale, potrò acquisire un maggiore senso di autoefficacia, una maggiore sicurezza e aumentare la mia autostima.

 

Ovviamente anche le sopracitate componenti psicologiche hanno la loro influenza sulla gestione di un eventuale scontro. Allenarsi mentalmente e fisicamente, quindi, con training specifici per superare situazioni critiche è una buona strategia perché questi sistemi interagiscano tra di loro al meglio in modo da non farsi cogliere impreparati in caso di aggressione.

 

Esistono dei rischi che istruttori preparati sanno di dover tenere presente e monitorare: essi sono legati ad aspettative irrealisticamente onni-potenti che potrebbero mettere in pericolo la persona la quale potrebbe sopravvalutarsi in uno scontro e quindi rischiare di affrontarlo senza in realtà sapersi gestire e farsi molto male; oppure potrebbe danneggiare gli altri se tende ad interpretare ogni situazione come pericolosa o se manca di autocontrollo. È pertanto assolutamente necessario che gli istruttori sappiano valutare i singoli e lavorino anche sulle criticità personali per adattare il più possibile le tecniche alla persona; devono inoltre saper operare una selezione ed eventualmente consigliare altre attività a chi potrebbe non usufruire in modo corretto delle tecniche di autodifesa. 

 

Per capire meglio l'argomento ho consultato un esperto del settore, Massimiliano Marsala, Responsabile Nazionale FDKM (Police Combat System) e Responsabile Nazionale AICS settore Israeli Ju-Jitsu/Krav Maga.

 

Nella tua formazione ed esperienza cosa spinge le persone a frequentare corsi di difesa personale?
- Il desiderio di fare sport e di tenersi in forma ormai fa parte della nostra cultura. Oggi la maggior parte delle persone sente il bisogno di fare sport e sempre di più le persone si avvicinano alle arti marziali e nello specifico alle discipline di difesa personale: il giusto binomio per tenersi in forma e imparare a gestire una situazione di pericolo.

 

Secondo te che cosa ottengono da questi corsi (anche se ci sono differenze tra corsi generici, femminili o per bambini/ragazzi)?
- Dai nostri corsi di difesa personale con il metodo Israeli Ju-Jitsu/Krav maga gli atleti potranno acquisire più sicurezza, imparando a gestire al meglio una situazione di pericolo evitando o controllando un'aggressione. Avranno la possibilità di specializzarsi in diversi metodi a loro più adatti. La nostra a.s.d. FDKM POLICE COMBAT SYSTEM infatti è specializzata nei corsi per bambini, donne, uomini e appartenenti alle Forze di Polizia con programmi altamente sportivi e professionali.

 

Ci sono delle 'controindicazioni' o effetti negativi?
- Assolutamente no, praticare sport fa bene e praticare sport di difesa personale fa ancora meglio. Frequentare questi corsi ti fa capire i pericoli, gli effetti e i danni che si possono subire a seguito di un'aggressione. Ecco perché chi pratica sport da combattimento o di difesa personale ha più autocontrollo rispetto a chi non li pratica.

 

Infine, se vuoi, una tua riflessione personale...
- Da anni insegno a personale civile, uomini, donne e bambini ma soprattutto a personale che lavora nella sicurezza, e vi posso garantire che ho sempre trovato un grande interesse e una forte motivazione nelle persone che praticano questa disciplina. Si sentono più sicure di se stesse e riescono a leggere con largo anticipo una situazione di pericolo evitandolo in qualsiasi modo. Ecco io penso che quando evitiamo la colluttazione abbiamo già messo in pratica la difesa personale perché in qualche modo ritorniamo a casa dai nostri cari sani e salvi. Per concludere consiglio a tutti questa disciplina perché sapersi difendere è un diritto di tutti. 

 

D.ssa Serena Agostinetti

 

Psicologa, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia Clinica, Studio Logos (corso Dante 9, Cuneo)

 

(Nella foto in palestra a Roccavione Massimiliano Marsala, responsabile nazionale FDKM Police Combat System e AICS settore Israeli Ju-Jitsu/Krav Maga, e Fabrizio Gasbarro, Istruttore Krav Maga II livello FDKM, Maestro Karate' secondo Dan, Istruttore bambini e donne)