GUIDO CHIESA - La scissione di Renzi rende ancor più evidente l’anomalia del PD in provincia di Cuneo. Dopo le primarie per la segreteria nazionale - che hanno visto l’affermazione di Zingaretti con una percentuale non discutibile contro le posizioni, in primo luogo, dei due parlamentari eletti, Chiara Gribaudo e Mino Taricco, e, a cascata, della Segreteria provinciale e di quasi tutti i gruppi dirigenti dei circoli - ci si sarebbe aspettati tutta una serie di dimissioni e un robusto rinnovamento della classe dirigente del partito. Nel rispetto della volontà di chi è andato a votare e delle basilari leggi della democrazia.

 

Nulla di tutto questo. Tutti ai loro posti. Senza il minimo soprassalto. Senza il minimo dubbio sulle scelte compiute negli anni passati, a cominciare dalla rielezione del presidente della Provincia sulla base di una strampalata riforma mai conclusa, all’alleanza per il sindaco di Cuneo imposta dalla segreteria Renzi e condivisa dalla segreteria provinciale e cittadina, con una maggioranza in Comune infarcita di ex leghisti, ex Forza Italia, ecc.

 

Dopo la scissione di Renzi il problema del rinnovamento si pone con ancor più forza. Infatti sarebbero auspicabili, le dimissioni dalle cariche nel PD dei renziani di ferro, di quelli che lo hanno sostenuto pubblicamente e che hanno tratto vantaggi politici evidenti dalla loro appartenenza a quella stagione.

 

Ma qui si pone il vero problema: in realtà non ci sono sostituti. Sono rarissimi coloro che ambiscono ad andare a prendersi la rogna di gestire l’avvelenato frutto della gestione renziana: un partito in "crisi finanziaria", con una carica di rivalità personali senza fine, oggetto di critiche da ogni dove, che ha rottamato solo coloro che non si allineavano e non ha saputo rinnovare la classe dirigente, che ha perso i contatti con la sua gente e che è ancora oggi incapace di mettere al centro della propria ragione d’essere il bene comune, anche se impopolare.

 

"Hic rhodus, hic salta": si fanno delle affermazioni cui devono seguire i fatti. Qui si gioca il futuro del PD. O sa liberarsi della pesante eredità delle scelte del passato e riesce a mettere in campo forze fresche, oppure continuerà ad alimentare il sospetto che tutto cambia perché nulla cambi. Non c’è molto tempo, né da aspettarsi migliori condizioni. Va fatto qui e ora. Lo chiedono, in primis, gli elettori delle primarie. Lo richiede, disperatamente, il Paese.

 

Guido Chiesa