GUIDO CHIESA - Primo punto di una forza alternativa dovrebbe, senza alcun dubbio, essere l’ambientalismo. (Clicca qui per la prima puntata)

L’ambientalismo in Italia non ha mai goduto di grandi fortune. Per vari motivi è stata sempre una forza marginale: lo scarso interesse degli italiani al tema, l’inconsistenza di alcuni suoi dirigenti, lo scarso spazio lasciatogli dalle forze di sinistra, che si sono sempre dichiarate ambientaliste. Ma anche perché si è lasciata incollare addosso l’etichetta del NO a prescindere.

Per distinguersi dal NO a prescindere, la sinistra è scivolata dalle dichiarazioni di principio, a favore della difesa dell’ambiente, a ben più sostanziali SI’, ad azioni che di ambientalista avevano ben poco. Il più delle volte in nome della difesa dei posti di lavoro. Nei fatti, l’ambiente di quello che era il più bel paese del mondo è stato in ogni modo offeso e deturpato, e a poco sono valse le azioni di tante associazioni ambientaliste.

Stretta tra i No categorici e i SI’ senza condizioni, la sinistra non ha saputo imboccare l’unica via razionale per la soluzione dei conflitti, ossia la via che potremmo definire dei “SI’, A PATTO CHE”. In altre parole: nessun NO a priori, in linea di principio SI’, ma a patto che l’azione proposta abbia un risultato a medio e lungo termine positivo per l’ambiente, per il paesaggio, per la salute dei cittadini. Un SI’ che si può tramutare in un NO se una di quelle condizioni non è rispettata. Un NO solo quando è approfondito e ragionevole, ma un NO non soggetto a compromessi, né a compravendite, né al ricatto dei voti.

Al di là delle affermazioni di metodo, l’alternativa ambientalista dovrebbe caratterizzarsi per la coerenza tra le parole e i fatti. Inconcreto: gli istituti internazionali sulla lotta ai cambiamenti climatici hanno calcolato che per rispettare gli accordi di Parigi sottoscritti anche dal nostro paese, le nazioni del mondo dovrebbero spendere il 2% del loro Prodotto Interno Lordo in investimenti finalizzati a contrastare i cambiamenti climatici. Per l’Italia, questo impegno comporterebbe investimenti, pubblici e privati, dell’ordine dei 30 miliardi all’anno. Questa è la cifra che la forza alternativa si dovrebbe impegnare a mobilitare, con risorse proprie o facilitando investimenti privati, nel Documento di Economia e Finanza da lei proposto al paese. Senza se e senza ma.

La copertura finanziaria di un tale sforzo dovrebbe venire da provvedimenti – meglio se emanati dall’Unione Europea – di abolizione degli incentivi che a vario titolo vengono elargiti ad Aziende e prodotti dannosi per l’ambiente (Alitalia, idrocarburi, plastica, ecc.) e dalla Carbon Tax secondo il principio che chi più inquina più paga. Pur essendo consapevoli che provvedimenti di tal genere prestano il fianco a proteste, come successo a Macron con i Gilet gialli. Ma la coerenza richiede fermezza, soprattutto quando è in discussione la pacifica convivenza della specie umana.                

Guido Chiesa      

(2-continua)