GUIDO CHIESA - In Italia non manca il Lavoro. Mancano le risorse e l’organizzazione per dare Lavoro. (Clicca QUI per l'articolo precedente)

 

Abbiamo il 60% delle opere d’arte esistenti al mondo, in una parte consistente trascurate, accatastate in qualche scantinato, non protette contro l’incuria degli uomini e del tempo. Le abbiamo ereditate dai nostri avi e avremmo l’obbligo morale di conservarle e consegnarle intatte alle generazioni future.

 

Abbiamo un territorio fragile, in larga parte sottoposto a fenomeni naturali di erosione e di sommovimenti tellurici, con abitazioni e monumenti non in grado di sopportare le sollecitazioni derivanti da tali fenomeni.

 

Abbiamo una rete di infrastrutture stradali e ferroviarie ormai obsolete che necessitano interventi di manutenzione e di rinnovamento continui.

 

Abbiamo migliaia di case e capannoni industriali abbandonati che offendono il territorio, dei quali l’unica cosa da fare è la demolizione e il ripristino del terreno naturale.

 

Abbiamo una rete di acquedotti che perde dal 20 al 40% dell’acqua immesse nelle tubature. Inoltre, è previsto che le riserve d’acqua accumulate nei bacini non siano in grado di far fronte alle necessità determinate dall’aumento della temperatura media del globo, con possibili conseguenze sulla disponibilità di derrate alimentari.

 

L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ciascuna delle sue voci necessiterebbe di migliaia di addetti e specialisti. In questo contesto è assolutamente privo di senso il fatto che i nostri giovani siano costretti ad emigrare per trovare un lavoro stabile e remunerato come meriterebbe il loro grado di educazione.

 

Una forza realmente alternativa cercherebbe di rimediare con tutte le sue forze a questo paradosso. Cercherebbe di riconquistarsi la fiducia dei mercati per attirare quanti più capitali dall’Europa e da tutto il mondo per assolvere gli innumerevoli obiettivi che potremmo dare ai nostri giovani. Ma soprattutto si impegnerebbe a riformare l’organizzazione dello Stato per gestire l’immane montagna di lavoro necessaria per ridare al paese il ruolo che gli spetta nel contesto internazionale. Come sia stato possibile relegare a un obiettivo di secondo ordine la riforma di un sistema che ha in gestione attività per 800 miliardi circa di Euro è una questione alla quale qualsiasi forza alternativa dovrebbe interrogarsi.

 

E’ fondamentale ridare allo Stato un ruolo positivo nella conduzione del paese. Che non dovrebbe essere di supplenza all’iniziativa privata in campo economico, ma che dovrebbe rifiutare la tesi di non essere degno di attenzione perché inefficiente per definizione. Trascurare l’organizzazione dello Stato e delle sue articolazioni con il falso mito che il mercato è in grado di autoregolarsi e che la logica di mercato debba applicarsi anche a tutti gli enti dello Stato si è rivelato un errore esiziale della politica degli ultimi 25 anni.

 

Un esempio per tutti: l’ANAS, uno dei principali strumenti per gli investimenti in infrastrutture. In provincia di Cuneo abbiamo due clamorosi esempi di mala gestione: L’Autostrada Asti-Cuneo e il tunnel del Tenda. La prima sovradimensionata, con un percorso cervellotico, voluta dalle forze politiche locali per una pura e semplice questione di prestigio. E l’ANAS a inventarsi una analisi costi/benefici che giustificava la necessità di una autostrada, mentre una superstrada sarebbe stata più che sufficiente. Il secondo con una impresa di costruzioni senza adeguati controlli sui lavori. Una forza realmente alternativa non avrebbe diluito i problemi dell’ANAS accorpandola nelle Ferrovie dello Stato, ma l’avrebbe riformata drasticamente: dandole autonomia dalla “politica”, restituendole capacità progettuale, assumendo personale professionalmente preparato per effettuare quotidianamente controlli sui lavori dati in appalto e dotandola dei fondi necessari per chiudere tutto il contenzioso in atto con le imprese di costruzione.

 

Altro esempio: l’Acqua Pubblica che, volendo incentrare tutta l’attività di distribuzione dell’acqua potabile in strutture totalmente pubbliche, impedisce l’apporto di capitali privati e rallenta, di conseguenza, gli investimenti nel settore. Una forza alternativa lavorerebbe affinché il Servizio Idrico Integrato, pure sotto il controllo pubblico, si dotasse pragmaticamente di tutti gli strumenti, capitali e competenze, che consentano alle aziende di offrire ai cittadini il miglior servizio possibile. Una forza realmente alternativa dovrebbe saper fare i conti con la realtà, e liberarsi di schemi mentali che obnubilano la vista. Dovrebbe smettere di adottare soluzioni che vanno nella direzione opposta al soddisfacimento dei bisogni dei cittadini.

 

Guido Chiesa

 

(7-continua)