GUIDO CHIESA - Parlare di uno spread inferiore a 50 significa necessariamente parlare di Europa e di debito pubblico. (Clicca QUI per la puntata precedente)

 

Una forza realmente alternativa non potrebbe essere che convintamente europeista. Senza l’Unione Europea l’Italia sarebbe una barchetta in un mare in tempesta. L’Europa è l’unico porto sicuro di cui il paese dispone.

 

Al di là delle mille discussioni con Bruxelles sul nostro debito pubblico, ciò che l’Unione Europea chiede all’Italia è di diventare un paese “normale”: meno evasione fiscale, meno corruzione, una giustizia più veloce, semplificazione delle norme, miglioramento della produttività, più efficace gestione delle risorse, minori sperequazioni, maggiore attenzione all’ambiente. Tutti obiettivi che qualsiasi forza politica dovrebbe impegnarsi a raggiungere anche se non ce lo dicesse l’Europa. Tutti obiettivi che i padri fondatori speravano che l’Italia fosse indotta a perseguire appartenendo ad una comunità più vasta e dovendo condividere con essa comportamenti virtuosi.

 

La riduzione del debito è lo strumento finanziario attraverso il quale l’Unione Europea sta cercando di indirizzare l’Italia verso quegli obiettivi. Una forza realmente alternativa dovrebbe condividere questo spirito e agire di conseguenza, sentendosi parte di un progetto di miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini di questo continente.

 

Tuttavia, apprezzato lo spirito con il quale l’Unione Europea sta cercando di aiutare l’Italia a diventare un paese più stabile ed equilibrato, una forza realmente alternativa si siederebbe al tavolo dei 27 con precise proposte di riforma nei settori in cui l’Europa dovrebbe dare una mano più convinta al nostro paese.

 

Una forza realmente alternativa elaborerebbe una strategia per affrontare il problema dell’immigrazione come fenomeno globale ed epocale, rifiutando le semplificazioni dei sovranisti che non sanno neppure cosa faranno domani per dare ordine al fenomeno. Revisione del trattato di Dublino, stanziamenti per investimenti nei paesi d’origine delle ondate migratorie, immigrazione controllata ed organizzata. Ci sono nel nostro paese competenze per fare proposte concrete sul tema. La forza realmente alternativa le chiamerebbe a raccolta, le ascolterebbe e trarrebbe una sintesi con cui andare al tavolo dell’Unione.

 

Una forza realmente alternativa chiederebbe, ad esempio, all’Unione Europea di riavvicinare le politiche fiscali dei vari paesi perché non ha senso che alcuni di essi facciano concorrenza sleale all’interno dell’Unione per rubarsi le sedi fiscali di grandi Aziende. Al di là di un ceto fatturato le aliquote fiscali dovrebbero essere uguali in tutta l’Unione, come se l’Europa fosse già una Federazione unica.

 

In merito alla diminuzione del debito pubblico, una forza realmente alternativa avrebbe solo l’imbarazzo della scelta su quale strumento adottare. Qualunque misura si pensi di adottare, un principio però dovrebbe essere chiaro e proclamato, ossia che la riduzione del debito pubblico deve gravare su chi ha di più, ossia sui ceti abbienti. Perché, banalmente, non può essere scaricato su chi non ce la fa neppure ad arrivare alla quarta settimana. Si trovi il modo più equo e possibilmente indolore per ridurre il debito, ma si dia ai mercati, subito, la convinzione che l’Italia ha voltato pagina rispetto alle pessime abitudini del passato: riduzione dei privilegi, riduzione degli sprechi, lotta alla corruzione, lotta all’evasione fiscale, lotta alle mafie. Tutti pozzi da cui attingere per ridare un futuro a questo paese.

 

Gli elettori dovrebbero essere messi nelle condizioni di capire perfettamente la direzione intrapresa. A mio giudizio, sono nauseati dai pifferai magici che si sono succeduti alla guida del nostro paese e sono disposti a dare credito a chi non racconterà loro più delle balle, sia pure nel caso siano chiamati a collaborare a questo immane sforzo. La parte migliore del paese è in attesa che qualcuno se ne assuma la responsabilità. Una forza realmente alternativa dovrebbe essere pronta ad assumersi questa responsabilità, perché, prima o poi, le toccherà assumersela. Inevitabilmente.

 

Guido Chiesa

 

(6-continua)