CUNEO CRONACA - Si è conclusa la prima campagna di ricognizione nella Riserva Naturale Grotte di Aisone, nella Valle Stura di Demonte, in provincia di Cuneo, svolta da un gruppo di studenti del corso di Laurea magistrale in Archeologia, specializzandi della scuola di specializzazione in Beni archeologici e ricercatori dell'Università degli studi di Milano. L’operazione, durata una settimana, ha avuto l’obiettivo di valutare il potenziale archeologico della zona e ad avviare le attività di tutela dello stesso. Il gruppo è stato coadiuvato dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo che ha identificato nell’Università un partner competente e preparato per attuare efficaci strategie di tutela e valorizzazione nell'ambito di un processo iniziato da alcuni anni a cura delle Aree Protette Alpi Marittime e del Comune di Aisone cui si è aggiunta l'Unione Montana Valle Stura.

"La collaborazione con la Soprintendenza è fortemente voluta dal nostro gruppo di ricerca - afferma il prof. Umberto Tecchiati, docente di Preistoria e di Ecologia preistorica alla Statale di Milano -, come parte di un percorso di educazione delle studentesse e degli studenti universitari alla tutela, alla valorizzazione e alla condivisione sociale dei beni archeologici e della connessa ricerca scientifica". E prosegue: "Obiettivo delle ricerche è la ricostruzione delle modalità di occupazione della Valle Stura di Demonte da parte dell'uomo antico, nonché della relazione istituita con l'ambiente e le risorse naturali a partire dalla preistoria. L'area è praticamente sconosciuta dal punto di vista archeologico, ed è lecito attendersi che l'avvio di ricerche sistematiche porti a importanti nuove acquisizioni, anche relative alla preistoria antica".

In questo breve lasso di tempo, i ricercatori hanno raccolto diversi campioni geologici, studiato la conformazione delle grotte e familiarizzato con i reperti degli scavi del professor Rittatore degli anni ’50, conservati presso il Museo Civico di Cuneo, che vi ha garantito l’accesso. Le indagini svolte serviranno alla progettazione delle prossime fasi della ricerca e a facilitare l’individuazione di evidenze ancora sepolte. Nel corso della campagna è stato fondamentale il contributo dei residenti della Valle Stura, che non si è limitato all’aspetto logistico, pure importantissimo ai fini della realizzazione del progetto. Attraverso le varie testimonianze raccolte è stato possibile avviare la ricostruzione dei vari cambiamenti che nel corso del tempo ha subito il paesaggio, che è stato il grande protagonista di questa campagna di ricognizione.
La mappatura dei diversi reperti, dei campioni geologici e dei luoghi “interessanti” servirà a tenere traccia di quanto è stato fatto e per effettuare verifiche a partire dal 2023.

Nel corso dell’inverno 2022-2023, poi, il Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino effettuerà una campagna di rilievi che offrirà un’immagine precisa e dettagliata dell’area indagata in sede di ricognizione. In parallelo e nell’attesa della prossima campagna, poi, il team di ricerca si è attivato, assieme al l’Ente Gestione Aree Protette Alpi Marittime e agli abitanti del luogo, per un lavoro di archivio, nel quale si cercherà da un lato di consultare e riesaminare i dati degli scavi precedenti e dall’altro di ricostruire la toponomastica delle grotte. È infatti emerso che ciascuna di esse ha o aveva un nome proprio in occitano, la lingua parlata in un’area compresa tra le valli del Cuneese e l’Atlantico: la ricerca in questo senso non solo ha un valore culturale, ma è anche importante per la memoria storica associata ai luoghi e ai loro nomi.

La settimana di ricognizione si è conclusa con un incontro tra gli archeologi e il pubblico. L’occasione è stata la visita guidata alla Riserva Naturale delle Grotte di Aisone, in cui i partecipanti hanno avuto modo di conoscere il team di ricerca e il lavoro dell’archeologo, di porre domande e di conoscere in anteprima i risultati della campagna. Un modo, questo, per restituire alle persone sotto un’altra luce questo luogo straordinario, chiamandole alla sua conoscenza e salvaguardia.