FIORELLA AVALLE NEMOLIS - Deliziose e preziose quelle scarpette in ceramica rosse lungo i gradini della scalinata che dà accesso al palazzo Comunale di Bra, in provincia di Cuneo. Luccicano di pioggia che scende imperturbabile, perché oggi (25 novembre) è la giornata internazionale contro la violenza delle donne.

Forse, la pioggia e le lacrime versate lavano via quel sangue di vittime innocenti di una barbarie che si perpetua. Tocca ad ognuno di noi vegliare su di loro, sì, proprio così, con l'ascolto, privo di giudizio.

Spesso le donne difendono, per amore, il marito, il fidanzato, in cuor loro pensano di cambiare le cose. Dicono gli esperti: “Al primo schiaffo, non indugiate, è l'inizio di un percorso di violenza. Denunciate. Parlatene".

Non è di mia competenza dare consigli, tuttavia, nella mia esistenza, ho compreso che l'ascolto a volte può salvare. Sì l'ascolto, è facile da dire, più difficile da praticare.

Interrompere quando una persona sta cominciando ad aprirsi, a fidarsi, facendo domande per capire. No. Basta aspettare, al nostro silenzio rispondono, poco a poco, con quasi una confessione: già, perchè le vittime, così isolate, credono di essere loro a sbagliare.

Le cose non sono mai come sembrano. Quante volte abbiamo sentito commenti come questi: "Ma mi sembrava una persona così per bene, un po' riservata, non parlava con nessuno, non dava fastidio a nessuno". 

Però aveva ucciso la moglie.

Fiorella Avalle Nemolis