GUIDO CHIESA - Solitamente le buone notizie non fanno notizia. Per cui non sarebbe nostra convenienza scriverne. Tuttavia, in un periodo di ipercriticismo, raccontare fatti positivi è sicuramente un fatto controcorrente. E a noi piace andare controcorrente.

 

Il 4 maggio, primo giorno della cosiddetta fase 2 in cui 4,4 milioni di cittadini tornavano a lavorare, il timore era che l’epidemia potesse prendere una piega poco piacevole. La buona notizia è che quanto si temeva non è successo.

 

A livello nazionale, la curva logistica che abbiamo imparato a conoscere nei precedenti articoli dava il numero di 230.000 come valore tendenziale dei contagi totali accertati se la fase 1 fosse proseguita sino all’esaurimento dell’epidemia. 15 giorni dopo quel numero è cambiato di poco, nonostante le aperture attuate nella prima parte della fase 2: il numero tendenziale è ora 233.000.

 

Ci aspettavamo di dover registrare ancora 6500 casi dopo il 18 maggio se il lockdown fosse proseguito sino all’esaurirsi dell’epidemia. Oggi ci aspettiamo che ne manchino poco più di 7100 (233.000-225.886). Un leggero peggioramento, ma nulla in confronto a quanto si temeva. E se non fosse per la Lombardia...

 

Ci aspettavamo che i nuovi contagi giornalieri fossero intorno ai 500. Il dato del 18 maggio parla di 451 nuovi contagi e quello del 17 maggio 675: infatti la linea amaranto dei casi reali si mantiene molto prossima alla linea blu teorica, come si può notare dal grafico in figura.

 

A livello di Regione Piemonte la fotografia è persino migliore: dai 31.000 casi attesi per la fine dell’epidemia siamo scesi a 30.700. Ci aspettavamo di dover contare ancora poco più di 1100 casi dopo il 18 maggio. Oggi ci aspettiamo che ne manchino più o meno 1080 (30.700 – 29.619). I contagi giornalieri teorici erano 97. Il dato del 18 maggio parla di 72 casi e quello del 17 maggio 64. E la curva reale continua a tenersi nei pressi della curva teorica.

 

Per la provincia di Cuneo i dati farebbero sperare in una situazione ancora migliore: dai 2800 casi attesi alla fine dell’epidemia siamo scesi a 2740. Dopo il 18 maggio ci aspettavamo di vedere ancora una cinquantina di casi. Oggi ci aspettiamo di vederne solo più una quarantina. I contagi giornalieri attesi erano 6. Il dato del 18 maggio parla di 10 casi, ma il 17 sono stati solo 3.

 

In conclusione: i primi 15 giorni di apertura sono andati nel verso sperato, ossia si è confermata la tendenza alla diminuzione del numero dei contagi. Il che significa che i cittadini hanno mantenuto la prudenza che hanno imparato a esercitare nei due mesi di lockdown.

 

La speranza è che la seconda fase di aperture, ben più accentuata della prima, ci conforti con numeri molto prossimi a quelli delle curve teoriche che ci stanno conducendo passo passo, con enorme e giustificata prudenza, verso una estate più serena.

 

Guai, tuttavia, a mollare.

 

Guido Chiesa