"La pioggia battente è tornata su Saluzzo (Cuneo) e nel cortile della nostra Caritas, mentre si fa sera, una decina di scout romani, arrivati per le "Vacanze Solidali", lavano una serie di teloni. Li carichiamo sul furgone e li portiamo insieme a loro al Foro Boario, per dare un riparo ai braccianti che ancora dormono all’aperto lungo il viale, fuori dal Pas. Il vento e l’acqua gelida non hanno dato tregua per una notte e un giorno, chi era all’aperto si è spostato temporaneamente all’interno del dormitorio ben sapendo di non poterci restare.

Nel frattempo, al di là dei letti del Pas, altre 300 persone circa, nell’ultima settimana, hanno trovato un riparo nelle tende, quelle verdi del 2016, che sono ricomparse nel viale del Foro Boario per dare un tetto ai molti braccianti che non hanno trovato posto al Pas e nelle strutture dell’Accoglienza diffusa. La nostra Caritas le ha messe a disposizione dopo la manifestazione spontanea di lunedì 15 luglio che ha visto un centinaio di braccianti bloccare il traffico nel centro di Saluzzo, quando il Comune ha dovuto "gestire" la situazione al Foro Boario senza interventi delle istituzioni superiori.

La protesta dei braccianti

Poche volte in questi dieci anni i braccianti sono scesi in strada per "urlare" la frustrazione, la rabbia e la stanchezza generate dalla loro condizione. Sentimenti che nel 2019 si sono accumulati da settimane, se non mesi. Già da aprile, infatti, durante i primi presidi mobili notturni della nostra Caritas, abbiamo incontrato decine e decine di giovani africani (molti arrivati a Saluzzo per la prima volta) che dormivano all’aperto, nei parchi pubblici, nei cantieri, negli angoli più remoti della città, cercando un riparo per la notte e dalle intemperie.

Un esercito di invisibili, cresciuto fino ad arrivare ad un centinaio di persone che a inizio giugno dormivano all’aperto, al fondo del piazzale del Foro Boario. La manifestazione del 15 luglio è stata una protesta esacerbata anche dalla giornata precedente trascorsa sotto una pioggia battente e gelida che ha acuito la generale situazione di disagio e stress vissuta da chi viveva, ormai da settimane, accampato al Foro Boario dopo l’esaurimento dei posti al Pas. Uomini per i quali, oggi, al netto degli sforzi del Comune di Saluzzo, dei Comuni aderenti al progetto dell’Accoglienza diffusa, del Consorzio Monviso Solidale e dei sindacati che collaborano con il Pas, non si ha una risposta strutturata.

Una soluzione temporanea

Dopo una trattativa con i braccianti condotta dalle forze dell’ordine, la sera di lunedì 15 luglio è stata proposta una soluzione temporanea con l’apertura del Pala Crs (di proprietà del Comune) che ha ospitato circa 400 persone sistemate a terra, su materassi o sugli stessi cartoni gettati prima sull’asfalto nel viale del Foro Boario, con la promessa che sarebbero arrivate le tende.

Le realtà che partecipano al tavolo di confronto sulla situazione degli stagionali, compresa la nostra Caritas, sono state subito sollecitate dall’Amministrazione comunale a trovare una soluzione immediata dopo l’incontro di martedì 16 luglio in prefettura, al quale oltre al sindaco hanno partecipato la Questura e le forze dell’ordine. In questo incontro non sono stati previsti interventi e strutture. Per questo motivo, su richiesta del Comune, si è dato inizio mercoledì 17 al montaggio di una serie di tende nell’area attigua al Pas.

Il ritorno delle tende

Di queste, 15 tende da 8 posti ciascuna e due tettoie sono state messe a disposizione dalla nostra Caritas e montate insieme agli Scout di Alba. Altre 18 sono state fornite dalla Cgil di Cuneo mentre è stata riutilizzata la tensostruttura imprestata negli anni scorsi dalla Comunità Cenacolo di Suor Elvira Tonelli. Si sono creati ripari per un totale di circa 300 persone. In queste tende si è deciso di collocare solo le persone registrate, con priorità a chi ha un regolare permesso di soggiorno, un contratto, e che già lo scorso anno aveva versato il contributo volontario previsto per stare nel Pas.

Giovedì 18 luglio, in mattinata, è avvenuto il trasferimento nelle tende, allestite con una pavimentazione rialzata di pallets in legno e plastica donati da alcune aziende del territorio. La quasi totalità dei migranti si è registrata ed è entrata nell’area. A controllare l’operazione, un reparto speciale dei carabinieri arrivato da Moncalieri e il reparto mobile della Polizia di Genova, guardia di finanza e polizia locale. Ad ogni stagionale è stato assegnato un "ticket" per organizzare i flussi verso la zona dove sono state allestite le tende e la tensostruttura.

I nostri interrogativi e la voce di don Beppe

Come ribadito dal nostro direttore, don Beppe Dalmasso: "le tende non dovrebbero essere al Foro Boario dopo dieci anni dall’arrivo dei primi braccianti africani. Abbiamo lavorato per promuove l’Accoglienza diffusa dei Comuni con il consorzio e i sindacati. In nuovi spazi e in "nuovi" Comuni avremmo voluto mettere a disposizione le nostre strutture non nuovamente a Saluzzo. Le tende o i container si trovano, è la volontà di occuparsi di questi lavoratori che manca sempre insieme a una normativa adeguata.

Al mattino presto, verso le 5,30 quando parto per l’Alta Valle Maira, vedo sulla strada "code" di biciclette: dove lavorano quegli uomini? A Saluzzo o Verzuolo? No! Vanno verso la zona di Cuneo, ma sono costretti a dormire a Foro Boario. Oggi non possiamo, con Caritas, come Chiesa, lasciare ancora più sola l’amministrazione saluzzese: partecipare ai tavoli, mettere a disposizione nuovamente le tende verdi deve essere un segno di impegno condiviso e di costruzione di un futuro diverso”.

Ad oggi le soluzioni trovate restano, per una parte delle persone che arrivano a Saluzzo e che in queste settimane vengo assunte per la raccolta delle pesche, emergenziali e temporanee. Le istituzioni locali, i sindacati che siedono insieme alla Caritas al tavolo di confronto sugli stagionali, si sono mobilitate per rispondere concretamente ad una situazione critica. Come Caritas ci chiediamo se sia questo il futuro che vogliamo costruire per i braccianti stagionali che arrivano a Saluzzo.

Sappiamo che  le soluzione adottate non sono in grado di supplire ad un flusso ormai strutturale negli anni, in aumento, di persone che arrivano sul territorio già parecchi mesi prima dell’inizio delle raccolte. Persone che incontrano oggettive difficoltà nel rispondere ad un’esigenza abitativa attorno alla quale ruotano problematiche collaterali a cui i nostri servizi cercano di dare risposta. Basti pensare ai casi sanitari seguiti dal nostro ambulatorio, dove spesso si accusano problemi generati da una prolungata esposizione a condizioni estreme, la nostra “Boutique du Monde” che risponde alla necessità di coperte per costruirsi un riparo notturno, di vestiti pesanti per affrontare lunghe notti primaverili dove la pioggia e il calo delle temperature mettono a dura prova la loro resistenza.

È davvero questo che vogliamo costruire per i braccianti, così spesso definiti indispensabili per la raccolta della "nostra" frutta, che arrivano in cerca di lavoro? È davvero l’unica modalità, la risposta emergenziale, quella con cui si intende affrontare la situazione?

Queste sono le domande che condivideremo al tavolo con chi da anni lavora per cambiare questa situazione. Questa la frustrazione che proviamo guardandano, nuovamente, quelle tende verdi che non avremmo più voluto tirare fuori dal magazzino".

(Testo e foto tratti dal sito di Saluzzo Migrante)