"In questi giorni ricorre un anniversario che è un dovere ricordare, il Giorno della Memoria, in ricordo delle vittime dell'olocausto, sterminio compiuto dalla follia nazista. Le vittime furono milioni di persone e tra queste c'era anche chi non si volle piegare all'ideologia nefasta e malata del nazismo e per questo pagò con la propria vita il coraggio di non piegarsi.

Ci fa piacere, in questa occasione, ricordare la figura di un uomo dello sport che non si piegò al nazismo, Matthias Sindelar, il "Cartavelina", soprannome che gli fu dato per via della corporatura esile. Il Sindelar è stato uno dei calciatori più forti della sua generazione, un campione di nazionalità austriaca degli anni Trenta, un'epoca dove le mire della Germania nazista sull'Austria iniziavano a farsi sempre più pressanti e che culminarono nel 1938 con la Anschluss, l'annessione forzata dell'Austria al terzo reich tedesco.

Per celebrare l'avvenuta annessione, il regime nazista pensò bene di fare una "partita della riunificazione" tra la Germania e l'Austria ormai annessa e privata di ogni libertà, dove persino il risultato della partita doveva volgere in maniera da far vincere la Germania nazista. Sindelar era un uomo di principi sportivi autentici, non poteva accettare questo diktat umiliante e per questo quella partita fu una delle migliori di tutta la sua gloriosa carriera e guidò la sua squadra, l'Austria, alla vittoria, segnando il primo gol dell'uno a zero ed andando ad esultare sotto la tribuna dove stavano i gerarchi nazisti.

La squadra vinse due a zero quella partita e Sindelar si rifiutò di tributare omaggio agli oppressori nazisti, non fece il saluto ai gerarchi, l'unico assieme all'altro autore del gol, Karl Sesta, a farlo, mostrando la propria dignità di essere umano, un sentimento che nessuno poteva calpestare, nemmeno chi marciava al ritmo del passo dell'oca. Va ricordato, in ultimo, come le privazioni che dovettero subire gli ebrei da parte del regime nazista riguardarono anche le società di calcio e tra queste una delle vittime fu il proprietario dell'Austria Vienna, il club di Sindelar.

Il presidente, Michael Schwarz, era ebreo e per questo venne licenziato dai nazisti, i quali imposero a tutti i restanti membri dell'Austria Vienna, giocatori compresi, di non rivolgergli nemmeno la parola. Ancora una volta, Sindelar non si piegò a questa assurda imposizione, pronunciando queste parole al suo ex presidente: "Il nuovo presidente dell'Austria Vienna ci ha proibito di salutarla, ma io vorrò sempre dirle "Buongiorno" ogni volta che avrò la fortuna di incontrarla".

Anche qui a Cuneo è stata ricordata la figura di questa persona con un murales in piazza Boves, un campione ma soprattutto un essere umano che mantenne la sua dignità anche di fronte alla barbarie nazista".

L. P., Cuneo