SERENA AGOSTINETTI - Finalmente, a Cuneo come nel resto d'Italia, sono arrivate le attese vacanze scolastiche per le festività natalizie. I ragazzi fremono e molti genitori si domandano come li gestiranno e un timore si insinua nelle loro menti: una volta a casa, senza gli impegni scolastici ed extrascolastici, come potranno tenerli lontani dallo smartphone, dai videogiochi e dai video dei loro amatissimi yuotuber?

 

Partiamo però dall'inizio, ossia dall'analisi di questi nuovi strumenti ludici e dal recentissimo sviluppo di nuove forme di dipendenza dalla tecnologia, ognuno dei quali ha caratteristiche ben definite.

Lo smartphone permette di non sentirsi mai soli perché c'è sempre qualcuno con cui essere connessi, o perlomeno così pare, c'è sempre un video da guardare o un gioco da fare; tutto questo dà molta soddisfazione e il nostro sistema nervoso centrale produce una sostanza chiamata dopamina che associa la causa (smartphone) all'effetto (piacere) creando il bisogno di guardare in continuazione il cellulare.

 

Questo circolo crea delle forme di dipendenza come: la "Nomofobia" (no mobile phobia), detta anche 'no hand phone', cioè 'sindrome da telefono in mano', ossia la paura di restare senza cellulare, che associata alla "FOMO", 'fear of missing out', paura di essere tagliati fuori se non si interagisce nel modo adeguato, creano il bisogno di guardare in continuazione il cellulare; il "Vamping" (dall'unione di vampire, vampiro, e texting, digitare messaggi), ossia il passare la notte svegli attaccati al cellulare per mantenere i contatti con i coetanei, aiutati dal fatto che la luce blu dello schermo dà degli input al cervello come se fuori ci fosse la luce e fosse giorno.

 

Quando ciò si verifica può causare un grave calo dell'attenzione verso le attività quotidiane, lo studio (con conseguente peggioramento dell'andamento scolastico) e le relazioni con i familiari e gli amici; insonnia e talora marcata irritabilità; aumento dell'aggressività e rabbia ogni volta che devono staccarsi dal cellulare per svolgere attività o perché richiamati all'ordine.

Per quanto riguarda i videogiochi possiamo dividerli in: giochi di svago, che hanno le caratteristiche di essere ripetitivi in modo ossessivo e di richiedere modeste abilità cognitive; giochi di ruolo online, in cui si può scegliere un avatar, ossia un personaggio che rappresenta il giocatore, che di solito incarna le caratteristiche che il creatore desidera nella vita di tutti i giorni; esso deve essere allenato per migliorare le sue capacità e può interagire con altri avatar facendo parte anche di gruppi; giochi online multigiocatore di massa di ruolo (MMORPG), in sostanza giochi di reputazione, in cui si affrontano sfide e si aumenta sempre di livello ottenendo maggiore fama e considerazione in presenza di altri giocatori.

 

I  giochi online permettono di sperimentare, ottenere consensi e far parte di una vera e propria comunità virtuale al sicuro da casa propria, in assenza di un vero e proprio contatto, dietro un microfono: questa situazione permette, di 'mostrarsi' o anche di interpretare un 'personaggio' con caratteristiche diverse da quelle reali. Il rischio è che questo mondo virtuale venga idealizzato e il giocatore preferisca il 'se stesso' che interpreta lì con il conseguente e progressivo ritiro sociale e l'uso eccessivo e incontrollato dei giochi sviluppando una vera e propria dipendenza, detta "Game Disorder"; essa rende schiavi dei giochi, compromette la vita relazionale, l'andamento scolastico e può avere conseguenze sul fisico (es. aumento del peso, effetti sulla colonna vertebrale).

Un altro fenomeno che imperversa tra i giovani è la visione compulsiva di video fatti dai rinomati Youtuber. Gli Youtuber sono innanzitutto dei gamer come chi li segue, parlano in modo colloquiale usando un linguaggio giovanile, a ruota libera davanti ad una telecamera creando un'atmosfera molto familiare che favorisce l'identificazione tra Youtuber e follower. Condividendo inoltre sfide, imprese e commenti sono riusciti a diventare un punto di riferimento per le case produttrici di giochi e vengono spesso ingaggiati per scrivere libri o partecipare ad eventi pubblici ricevendo anche dei cospicui compensi. Tutto ciò favorisce l'idealizzazione da parte dei follower che vorrebbero tutti seguire le orme dei loro beniamini. Tale idealizzazione unita all'identificazione con gli Youtuber può creare il bisogno di seguire compulsivamente ogni nuovo video che esce e la tendenza ad emularli con conseguenze sia relazionali, sia nel rendimento scolastico.

Questa analisi naturalmente si focalizza sui rischi di un uso inconsapevole degli strumenti tecnologici descritti, ma non dobbiamo demonizzarli bensì imparare e insegnare ai ragazzi ad utilizzarli nel modo giusto.

 

Innanzitutto è necessario ripensare a come noi adulti usiamo queste nuove tecnologie e al nostro ruolo nel modo in cui li usano i ragazzi: come utilizziamo gli smartphone? Che esempio diamo quando siamo in casa o parliamo con loro? Li abbiamo lasciati soli con le nuove tecnologie 'parcheggiandoli' davanti ad uno smartphone o ad un gioco perché eravamo stanchi o indaffarati? Abbiamo proposto qualche alternativa?

 

In seconda battuta è fondamentale stabilire, magari concordandole insieme, delle regole sull'uso del  rispettarle tutti allo stesso modo: per esempio si può mettere il divieto di usarlo a tavola, la notte o in situazioni sociali oppure si possono decidere momenti di detox tecnologico.

 

Per quanto riguarda i giochi si deve dare un tempo di gioco ai ragazzi conforme alla durata delle partite (se una partita dura 40 minuti è controproducente chiedere di staccare tra 20) e stabilire di fare delle pause con una frequenza regolare.

 

In ogni caso si deve chiedere ai ragazzi di raccontarci cosa pensano del cellulare o del gioco, perché è così importante, cosa provano quando li usano, raccontando anche quella che è stata la nostra esperienza prima che ci fossero e quanto siano diventati indispensabili anche per noi.

 

È importante riattribuire a questi strumenti il loro ruolo di mezzo di comunicazione o di passatempo divertente, ridimensionandone quello di 'luogo' dove passare la giornata.

 

In generale e tanto più durante queste feste, cerchiamo di ritagliare più momenti da trascorrere insieme organizzando attività comuni (cucinare, guardare un film o una serie TV privilegiando i gusti dei ragazzi, fare qualche gioco da tavola, aggiustare o costruire qualcosa, ecc) condividendo momenti di scambio di opinioni, riflessioni, pensieri per imparare a conoscersi meglio e insegnare loro a comunicare nel mondo reale e, ultimo ma non ultimo, dedicare più tempo possibile agli abbracci!

Nel caso in cui però i segnali di ipercoinvolgimento da smartphone o da giochi online fossero persistenti e compromettessero marcatamente la quotidianità dei ragazzi può essere opportuno rivolgersi ad un terapeuta.

 

D.ssa Serena Agostinetti

Psicologa, Psicoterapeuta, Consulente in Sessuologia Clinica, Studio Logos (corso Dante 9, Cuneo)

 

 (Bibliografia: "Mio figlio non riesce a stare senza smartphone", Giuseppe Lavenia, Giunti EDU)