"Il progetto di Accoglienza Diffusa per i braccianti stagionali vede un ampio ruolo di monitoraggio e accompagnamento da parte degli operatori della Caritas di Saluzzo, in provincia di Cuneo. Tramite la referente Virginia Sabbatini, abbiamo voluto riportare il loro punto di vista su un modello che presenta notevoli punti di forza, ma anche criticità rispetto alle quali abbiamo proposto una serie di riflessioni.

Virginia, con quali obiettivi è nato il progetto dell’Accoglienza Diffusa?

"Questo progetto è nato in un contesto dove la precarietà abitativa è una condizione costante e paralizzante per i lavoratori stagionali. Le sistemazioni messe a disposizione garantiscono, invece, l’accesso ad un alloggiamento dignitoso e dotato di servizi adeguati. Le 'Accoglienze Diffuse', infatti, sono strutturate per accogliere al massimo 40 persone, in appartamenti, case o campi di container nei quali l’attenzione agli spazi è primaria. Si crea così un contesto più vicino al concetto di casa, una maggiore intimità, autonomia e dignità del vivere. Gli effetti positivi sono molteplici”.

Come cambia, all’interno di questo sistema, il ruolo dei braccianti?

“Diciamo che diventano finalmente 'protagonisti dell’abitare'. I braccianti che riescono ad accedere ad un alloggiamento adeguato hanno cura del posto in cui abitano. La convivenza e la quotidianità sono autogestite, gli operatori facilitano e stimolano un rapporto di collaborazione tra gli ospiti nella gestione e pulizia degli spazi comuni. Senza dimenticare che è prevista da parte loro una compartecipazione economica”.

Quali sono gli effetti che riscontrate sulla qualità di vita dei braccianti e del loro lavoro?

“Innanzitutto si trovano a vivere molto più vicino al luogo di lavoro: un aspetto significativo per prevenire gli infortuni. I braccianti, infatti, sono molto più esposti ad infortuni se arrivano sui campi affaticati dai lunghi tratti in bicicletta. Inoltre si incide sul rischio di incidenti mentre raggiungono il posto di lavoro, una piaga che aumenta drammaticamente nella stagione autunnale quando, alla fine della giornata, ripartono percorrendo strade già buie. Le persone accolte a Costigliole, ad esempio, quando dormivano ancora nella zona del Foro Boario erano costrette a svegliarsi ogni mattina alle 5 per avere il tempo di lavarsi e mangiare, viste le lunghe code che si creano in un posto sovraffollato dove i lavandini e i punti cottura sono pochi. Dopo salivano in sella percorrendo in bicicletta almeno 10 chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, dopo nove o dieci ore di lavoro nei campi, dal lunedì al sabato. L’avvicinamento al luogo di lavoro, inoltre, contribuisce a contrastare la diffusione di servizi di trasporto illeciti o affidati ad intermediari o caporali”.

Quale impatto ha l’Accoglienza Diffusa sulle comunità in cui sono nate le strutture?

“Questo modello facilita l’integrazione e l’inserimento sociale: i piccoli numeri e gli spazi adeguati favoriscono la creazione di una rete sociale, l’instaurarsi di rapporti di buon vicinato e il rispetto delle norme di convivenza. A Verzuolo, ad esempio, i cittadini hanno organizzato delle serate per insegnare agli stagionali il sistema di raccolta differenziata 'porta a porta' mentre a Saluzzo sono nati numerosi momenti di incontro, cene condivise e piccoli concerti”.

Spesso, rispetto ai luoghi in cui si ritrovano a vivere i braccianti, sentiamo parlare di veri e propri “ghetti” o “baraccopoli”. L’Accoglienza Diffusa può rappresentare un’alternativa a questo rischio?

“Crediamo di sì. La diffusione di piccole accoglienze sul territorio per le persone assunte stagionalmente, che con i contratti previsti dalle normative attuali non riescono a trovare alloggi da affittare, previene la formazione di grandi accampamenti abusivi dove la concentrazione delle persone in spazi inadeguati, la marginalità urbana e la mancanza di servizi concorrono a ghettizzare i braccianti, mettendo in pericolo la loro incolumità e quella del vicinato, oltre a cancellare la dignità di queste persone”.

Come si delinea il rapporto tra voi, operatori della Caritas, e le persone che seguite nell’Accoglienza Diffusa?

“La nostra è un’azione di accompagnamento verso l’autonomia. Nelle Accoglienze Diffuse, il rapporto tra gli operatori e le persone ospitate è individuale e quotidiano. Si crea l’opportunità di conoscere meglio i braccianti, rendendo più efficaci e tempestivi gli interventi di cui necessitano (dall’accompagnamento sanitario al supporto per pratiche burocratiche). Come Caritas ci impegnamo a portare le nostre attività di Presidio nelle strutture dell’Accoglienza Diffusa, affiancando gli operatori del Consorzio Monviso Solidale, per rendere più efficace il percorso di accompagnamento e autonomia dei lavoratori”.

Questa attività di monitoraggio hanno effetti anche sul rischio di sfruttamento a cui possono essere esposti questi lavoratori?

“Tramite il monitoraggio nelle strutture dell’Accoglienza Diffusa emergono con maggiore chiarezza i lavoratori assunti per l’intero periodo di raccolta, nonostante non abbiano sempre rapporti di lavoro continuativi o con la stessa impresa agricola. Considerato il rischio di irregolarità nella costituzione e nello svolgimento dei rapporti di lavoro a cui sono potenzialmente esposti questi lavoratori stagionali, come evidenziato dal rapporto di Caritas Italiana “Vite Sottocosto” e dal recente “Protocollo d’Intesa sulla promozione del lavoro regolare in agricoltura” promosso dalla Regione Piemonte, è fondamentale in ogni progetto di Accoglienza Diffusa ragionare sulle modalità di supporto alla legalità.

Durante i nostri Presidi mobili, ad esempio, è più facile confrontarsi con loro sulle condizioni di lavoro. Intanto perché è più facile incontrarli, rispetto a quelli che dormono nella cascina dell’azienda agricola per cui lavorano. Inoltre, avendo una sistemazione abitativa indipendente rispetto alla situazione lavorativa, hanno maggiore forza nel chiedere il rispetto dei loro diritti di lavoratori e delle previsioni dei contratti collettivi. Il bracciante che dorme per strada o in un accampamento abusivo, infine, può incontrare più facilmente degli intermediari e fare affidamento alle reti di sfruttamento che forzano, rendono isolati e vulnerabili le persone che non hanno alcuna alternativa ad un rapporto di lavoro lontano dalla legalità. Nelle “Accoglienze Diffuse” consegnamo i libretti per segnare le giornate e le ore trascorse nei campi: uno strumento per provare a chiedere il riconoscimento del lavoro effettivamente svolto, in un settore nel quale la mancata contribuzione è sistematica. L’evasione contributiva si traduce nell’impossibilità di accedere a tutele e diritti: la disoccupazione agricola, la mutua, l’ottenimento di un permesso di soggiorno. Uno strumento per chiedere una equa retribuzione e per monitorare straordinari, festivi, giornate di riposo.

Riteniamo che alcune situazioni il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori derivi dall’attuale funzionamento della filiera agricola: in un settore nel quale si continua a generare ricchezza, i piccoli imprenditori del territorio faticano a coprire i costi di produzione. In questo scenario, oltre ad unirci a loro nel chiedere maggiore trasparenza e una distribuzione più equa alle grandi organizzazioni produttive, pensiamo che gli agricoltori debbano investire nella corretta retribuzione e contribuzione dei loro dipendenti (che in alcuni casi permetterebbe loro di accedere al mercato privato degli affitti) e che possano sfruttare progetti come l'Accoglienza Diffusa e i Campus Coldiretti per organizzare meglio le sistemazioni alloggiative dei braccianti non residenti sul territorio. Servirebbe, in questo senso, una richiesta più forte alle amministrazioni dei Comuni non ancora aderenti all'Accoglienza Diffusa, per organizzare gli alloggiamenti in funzione del reale fabbisogno del territorio”.

In che modo l’Accoglienza Diffusa incide, invece, sul territorio?

“L’Accoglienza Diffusa prevede la costruzione di una partnership tra imprese agricole, lavoratori, enti locali ed associazioni del terzo settore finalizzata a migliorare gli interventi sul territorio. Offre, inoltre, un servizio alle imprese agricole sprovviste di strutture adeguate ad alloggiare i dipendenti stagionali, nel momento in cui siano arrivati al di fuori del Decreto Flussi. In alcuni Comuni come Saluzzo e Costigliole, ad esempio, questo sistema ha rappresentato anche un’occasione per riqualificare immobili in disuso”.

L’accompagnamento da parte della Caritas non si limita però all’Accoglienza Diffusa...

“Per le persone che lavorano sul territorio per un periodo superiore ai 5 mesi, come Caritas, insieme ad altri enti del terzo settore, interveniamo con un progetto di inserimento abitativo di lungo periodo, per facilitare la residenzialità e l’interruzione del percorso migratorio interno del bracciante. Si tratta di una tappa fondamentale del processo di integrazione: crediamo che la residenzialità sia oggi più che mai essenziale nelle pratiche di rinnovo dei permessi di soggiorno, nell’accesso ai servizi e nell’esercizio attivo dei propri diritti”".

(Foto tratta dal sito di Saluzzo Migrante)