ROBERTO CROCI - Non c’è due senza tre, ma anche…basta! Dicono a Pamparato, in provincia di Cuneo, il piccolo borgo sull’antica Roa Marenca che scollinava verso il Mar Ligure, dopo l’alluvione del 1994, 2016 e l’ultima, la più disastrosa, di sabato 3 ottobre. Nessuna vittima umana, ma tanti danni alle strutture vicine al Torrente Casotto e alle slavine di fango lungo il suo ripido alveo di 24 km, dal Bric Mindino alla confluenza con il Corsaglia e poi il Tanaro.

Perso per sempre l’antico maglio idraulico in località Riviera di Pamparato, di cui resta il rottame della bella e ingegnosa canalina metallica che dirigeva l’acqua disordinata del torrente dritta sulla ruota a pale, per muovere il grande pietrone che ha forgiato per cent’anni attrezzi da lavoro richiesti fino in Francia. Perso, e da ricostruire, il ponte murato lungo la Strada del Re, la Vecchia Serra, percorsa dai Savoia per raggiungere il Casotto di Caccia di Valcasotto. Danneggiato, ma resiliente, il ponte romano di Pamparato che collegava il borgo a Serra di Pamparato sulla Roa Marenca, che ha ancora un tratto visibile dietro la sua chiesa di Santa Lucia. Non l’ha protetta la Santa, ma il calcolo delle portate e i suoi tripli archi saggiamente scelti dagli ingegneri antichi.

La celere ripresa della ricostruzione dell’indispensabile strada di Fondovalle (SP164-178) tradisce una volontà quasi “rabbiosa” di chi può fare e decidere. Forse è stata davvero “l’alluvione che ha fatto traboccare il vaso” perché tutta questa zona era alla vigilia della sua rinascita aspettata da un secolo. La riapertura del Castello di Valcasotto, i nuovi futuri impianti di Garessio 2000 sono ormai nei piani di sviluppo e l’alluvione sembra una beffa, ma può e deve essere quel “colpo di reni” che serve. La meta è vicina, e forse anche “nuove idee” stanno per nascere. Come queste mele, piccole, buone e resilienti! Yes, we can, ovvero Alè, che i puruma feira!

Roberto Croci

(Foto di Roberto Croci)