GUIDO CHIESA - I cittadini delle Langhe e del Roero, in provincia di Cuneo, vogliono fortemente il completamento delle opere della A33. Ma non sono d’accordo che sia adottata una soluzione qualsiasi. Non vogliono che sia terminata alla meno peggio un’opera concepita male e realizzata a spizzichi e bocconi. Vogliono una via di comunicazione che dia risposte ai reali bisogni del territorio e non solo ai bisogni di cassa del Concessionario. (LEGGI QUI l'articolo precedente)

Ricapitoliamo quali sono i reali bisogni della gente: che l’A33 sia terminata nel più breve spazio di tempo possibile; che l’A33 porti un reale miglioramento della viabilità di tutte le esistenti vie di comunicazione, raccogliendo quanto più traffico possibile; che la presenza delle opere non compromettano le attività economiche della zona e rispondano ai requisiti del piano Unesco in termini di tutela del territorio; che siano completate tutte le opere aggiuntive previste dai precedenti accordi.

Alla prima esigenza è facile rispondere. Per evitare tutte le lungaggini e le difficoltà di un iter progettuale e autorizzativo connesso con una nuova soluzione all’aperto (espropri, Valutazione di Impatto Ambientale, pratiche con l’Autorità di bacino del Po, nuovi piani regolatori dei Comuni attraversati, ecc. ecc.), si ritorni nuovamente alla soluzione in galleria, attuando tutte le modifiche che ne consentano l’abbattimento dei costi. Che sarebbero già ridotti grazie al taglio degli oneri passivi di costruzione e all’incasso anticipato dei pedaggi conseguenti alla anticipata conclusione delle opere.

La seconda esigenza comporta che la nuova via di comunicazione sia più fruibile da parte degli automobilisti, delle aziende di autotrasporti e dei mezzi di soccorso diretti all’ospedale di Verduno. Obiettivo perseguibile prolungando la tangenziale di Alba sino al casello di Cherasco, eliminando il casello di Alba Ovest e spostando Il casello di Cherasco dalla posizione attuale, sulla bretella di collegamento con la SP12 di Fondovalle Tanaro, ad una sezione della A33 appena a monte dell’intersezione della A33 con detta bretella di collegamento.

Grazie alla gratuità prevista per il traffico che si muove all’interno della tangenziale così ampliata, gran parte del traffico della Fondovalle sarebbe dirottato sulla tangenziale e sarebbero definitivamente decongestionate sia la statale Ss231 che la provinciale Sp7 di Pollenzo. Non solo. Il mantenimento delle caratteristiche tecniche della tangenziale lungo il nuovo tratto (due carreggiate per ogni senso di marcia più spartitraffico e banchine laterali) consentirebbe una riduzione  della larghezza delle carreggiate e, conseguentemente, del diametro delle gallerie. Fattori questi che comporterebbero una consistente riduzione dei costi di realizzazione delle opere.

Le due modifiche proposte (soluzione in sotterraneo e prolungamento della tangenziale) porterebbero al contemporaneo soddisfacimento della terza esigenza: verrebbero preservati oltre 200 ha di terreni coltivabili o dediti allevamento di bestiame, ma soprattutto verrebbe salvaguardato il paesaggio di una zona limitrofa ad un territorio dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Non compromettendo così le possibilità di sviluppo del turismo della zona, con tutte le sue ricadute economiche sull’intera comunità delle Langhe e del Roero.

Le opere complementari, infine, che erano state oggetto di accordi precedenti, non erano il contentino dato alla popolazione locale affinché accettassero consistenti modifiche al progetto originario. Riflettevano oggettive esigenze di miglioramento della viabilità esistente e di manutenzioni indifferibili. E come tali da includere, senza discussioni, nel testo della delibera.

In sintesi: le esigenze di profitto della società autostradale A33 Asti-Cuneo, che sono state ampiamente soddisfatte dall’ultimo accordo governativo in fase di definizione, non possono e non devono essere comunque anteposte ai bisogni reali della popolazione. Deve essere ricercato un equilibrio tra le opposte necessità. Equilibrio che dovrebbe essere la prima preoccupazione delle forze politiche e degli amministratori locali che in larga parte brillano, purtroppo, per la loro assenza. In compenso si stanno mobilitando Associazioni locali, forze ambientaliste e giovani preoccupati del loro futuro che non possono accettare soluzioni rabberciate di un’opera concepita male, realizzata a spizzichi e bocconi e conclusa peggio.

I conti non tornano? Si rifacciano i conti riportando, tanto per incominciare, il rendimento del Concessionario nei limiti imposti dalla legge. E, magari, riappaltando le opere del lotto mancante.

Lo Stato non ha fondi per finanziare l’eventuale incremento di costi? Ceda al miglior offerente il 35% della Società  Autostradale A33 in capo all’ANAS, mettendo così fine alla discutibile commistione di interessi tra Concedente e Concessionario.

Manca ancora una manciata di milioni? Li recuperi dall’utilizzo del Recovery Fund perché questo paese, dopo la pandemia, deve voltare pagina e rinascere dando priorità alla tutela del paesaggio, che è la nostra vera ricchezza. I cittadini non se la sentono proprio di sentirsi responsabili di un’opera, sovradimensionata, che durerà centinaia di anni e che rischia di diventare una pesante eredità per le generazioni future.

Guido Chiesa, dell’Osservatorio delle Langhe e del Roero

(9. Continua)

(Nella foto: un momento della marcia che le associazioni ambientaliste del territorio hanno fatto a settembre sino al troncone monco dell’ultimo tratto da Cherasco)