PIERO ARESE - La linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia bloccata da una bufera di neve, Il Po dilaga nel Saluzzese, una porzione di viadotto sulla Torino-Savona crolla, una voragine blocca il traffico sulla Torino-Piacenza, la Val Roya chiusa a Breil per una frana, la statale del Col di Nava interrotta nei pressi di Nucetto, il Maddalena chiuso a tempo indeterminato e, dulcis in fundo, il Tenda inagibile per un guasto elettrico, nel versante francese.


Questa la situazione verificatasi tra sabato e domenica causa il maltempo che ha pesantemente colpito tutto il basso Piemonte. Quando su un problema specifico la realtà supera drammaticamente la fantasia, allora vuol dire che tutte le parole non sono ancora state scritte.

 

Mi riferisco alla necessità di superare l’annoso isolamento della nostro territorio, necessità che si reimpone in modo sempre più stringente e perentorio. Isolamento che, drammatizzato dai recenti disastri, sarà la causa di pesanti perdite sotto il profilo economico sia per il Cuneese che per la Liguria di ponente. Non voglio addentrarmi nella improrogabile necessità di coordinare i provvedimenti di carattere urgente, con gli interventi a medio e lungo termine  che sono ormai indifferibili. Se non si attiverà una politica organica di analisi e tutela del territorio, collegata, nel contempo, con un’adeguata strategia a livello infrastrutturale, nulla sarà possibile.

 

In quest’ottica si inserisce il completamento dell’Asti-Cuneo, un’infrastruttura di fondamentale importanza soprattutto per il bacino cuneese, per il suo sviluppo economico  con particolare riferimento allo sviluppo  del  turismo , senza dimenticare la possibilità di ottenere nuovi insediamenti produttivi con i possibili, conseguenti incrementi sul piano occupazionale. Da lungo tempo pongo assieme ad altre persone, enti, associazioni, istituzioni ai vari livelli quest’esigenza, riscontrando un assenso pressoché generalizzato.

 

E’ una situazione paradossale: tutti sono d’accordo, eppure l’opera non decolla. A questo punto un maligno potrebbe anche pensare che qualcuno assenta con il capo, ma poi, di straforo, tiri calci sotto il tavolo. A ben pensare di sceneggiate funamboliche e di protagonismi fumosi ne abbiamo visti fin troppi.


Chi sanerà questa frattura tra politica e società? Toccherà all’onorevole Paola De Micheli, attuale ministra dei trasporti?

 

Francesco Balocco, in qualità anche di ex assessore regionale, ritiene il problema ormai indifferibile e sollecita il governo a rompere gli indugi (clicca QUI), con la competenza che gli deriva dall’avere vissuto questa vicenda a livello istituzionale e ben conoscendo, quindi, tutte le complicazioni burocratiche che a questo livello permangono.

 

Per quanto mi riguarda mi rivolgo a lei onorevole ministra De Micheli, per quanto possano valere le parole di un semplice cittadino che molte volte, per ragioni di lavoro, arrivando a tarda notte al casello di Asti-Est, malediva il mondo, per essere costretto ad allungare di circa 40 km il percorso per tornare a casa. E quanti, assieme a me, avranno provato lo stesso sentimento di rabbia, poiché in quel momento si aveva la sensazione di essere considerati cittadini di serie B, figli di una terra ingiustamente dimenticata.


Per questo ritengo utile ricordare che proprio questa terra ha dato molto all’Italia. In diverse città e paesi sono mancate intere generazioni, sepolte nel gelo della steppa russa e le nostre valli che da Cuneo si aprono
a ventaglio verso i monti hanno dato pane e rifugio a migliaia di partigiani durante la Resistenza.


Dunque forse è giunto il momento per questa terra di ricevere l’attenzione che merita, di ottenere una molto parziale riparazione degli altissimi prezzi pagati e dei danni subiti. Almeno lo spero.

Piero Arese