Matteo Cavallera, 31 anni, di Cuneo, da 3 anni all'estero per lavoro‎, attivista in campo ambientale e culturale, appassionato di trasporti e fondatore di "Avere un sogno Granda", interviene da Parigi

MATTEO CAVALLERA - Oggi sono sceso in piazza a manifestare come tutti, qui a Parigi, per l'ennesima volta nella mia vita. Ricordo la prima protesta, contro la riforma scolasti‎ca che voleva "americanizzare" il diritto allo studio, spostando fondi pubblici sull'istruzione privata; ricordo le ultime mobilitazioni per chiedere di salvaguardare la ferrovia Cuneo-Nizza e per chiedere di pedonalizzare il centro storico della mia città.

Oggi ho sentito qualcosa di diverso, qualcosa che rende questo venerdì diverso da tutte quelle mattinate passate, a volte una ventina di persone appena, a lottare per questo o quell'altro diritto. Verrebbe da dire che la differenza percepibile sia direttamente correlata con il fatto di trovarsi all'estero, lontano da casa, in una grande città, ma ritengo abbia poco a che vedere con questo.

Oggi la mia riflessione è profondamente diversa, perché quello che ho visto in piazza non aveva nulla di somigliante ad una richiesta a furor di popolo (come i giornali francesi hanno definito,‎ per esempio, l'appuntamento settimanale dei Gilet Jaunes). Oggi quello che ho visto a Parigi, ed in modo identico in centinaia di piazze europee, è una risposta, nel senso più stretto e letterale del termine.

Quello che oggi si è visto nelle piazze, infatti, non ha nessuna bandiera, non è minimamente imputabile ad un partito politico, ad un movimento ambientalista o ad una regia in senso stretto, e forse per la prima volta da troppo tempo, ‎non aveva nessuno slogan contro un personaggio politico specifico.

Oggi in piazza non ho visto odio, non ho visto domande, non ho visto ‎dita puntate, ma ho visto risposte, chiare come non mai.

Oggi i giovani di questa Europa hanno risposto al Novecento, hanno risposto alle domande sull'astensionismo elettorale, hanno risposto a chi ha il compito di pianificare lo sviluppo per i prossimi decenni, hanno risposto al "cosa vuoi fare da grande?", hanno risposto alla demagogia di‎ piazza, hanno risposto ai partiti, hanno risposto sul tema dei confini, hanno risposto all'economia ed hanno risposto ai grandi dibattiti da salotto sul nostro futuro.

Oggi, per la prima volta da decenni, nessuno ha posto domande o richieste in piazza, ma sono solo state date risposte nell'unico modo in cui ti riesce quando sei adolescente o poco più: urlando con tutte le energie, e ridendo.

Oggi, per la prima‎ volta, non è servito raccogliere firme, non si è discusso un argomento che ci può trovare favorevoli o contrari a seconda delle nostre opinioni, il messaggio era chiaro: il pianeta è uno, il nostro modello è insostenibile e le soluzioni non possono avere orizzonti temporali più lontani di "domattina", nessun obiettivo 2030, nessun medio-lungo termine è accettabile.

Oggi eravamo in piazza e da lunedì finalmente osserveremo. Chi proverà a dare risposte a domande non fatte è semplicemente fuori da questo tempo; chi, invece, prenderà queste risposte‎ e le trasformerà in realtà ha semplicemente capito che per guadagnarsi un posto da decisore in questo 2019 serve lavorare sodo per concretizzare quelle risposte scritte su mille cartelli di cartone, striscioni e magliette senza scuse e senza prendere tempo.

Chi saprà farlo sopravviverà al tempo".

Matteo Cavallera